Qual è il vero volto della nostra amata Europa? Quello della Corte dei diritti dell’uomo o quello dei respingimenti illegali?

Erdoğan è un «dittatore». Così l’aveva definito mesi fa il presidente del Consiglio Mario Draghi. Dopodiché, stringendogli la mano, parlando del soccorso e dell’accoglienza ai migranti che cercano di arrivare in Italia per entrare in Europa, il premier in vista ufficiale a Ankara ha detto che «siamo giunti al limite». Ma quale è questo limite?

Davvero le cose stanno così come ha affermato il Premier colloquiando amabilmente con il presidente turco? Non dimentichiamo che quest’ultimo, dopo aver ricevuto diversi miliardi di euro dalla Ue per impedire ai migranti di raggiungere il continente europeo, ne fa carne da macello lavorando di concerto con la sedicente Guardia costiera libica e con Frontex, l’agenzia Ue accusata di respingimenti illegali. Insieme, queste realtà concorrono allo stesso obiettivo: rispedire i migranti e i richiedenti asilo che fuggono da guerre e povertà nei lager (non solo quelli libici) dai quali potranno uscire solo o da morti o pagando un pizzo per tornare a rischiare la vita in una disperata traversata su un gommone. La domanda resta sempre la stessa: davvero l’Italia e l’Europa possono dirsi culla di diritti e al contempo pianificare questa disumana politica di esternalizzazione dei confini nel Nord Africa e in Turchia? Davvero possiamo chiudere uno o due occhi verso gli «utili dittatori» come Erdoğan, che mercanteggia sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato chiedendo in cambio di avere mano libera contro i curdi? Svezia e Finlandia si genuflettono al suo cospetto.

Lo fanno due donne premier che sono state e sono un punto di rifermento dei socialdemocratici. Per fortuna, sul piano concreto Erdoğan non ha ancora ottenuto nulla come ci informa puntualmente Mariano Giustino su Radio radicale. Ma la questione di una eventuale estradizione di rifugiati curdi non doveva neppure essere messa sul tavolo, per questioni umanitarie e di rispetto del diritto internazionale. Peraltro sappiamo bene che fine farebbero se fossero rimandati in Turchia dove in carcere viene praticata la tortura e avvengono costanti violazioni dei diritti umani. Lo scorso 11 luglio la Corte europea dei diritti umani ha condannato Ankara per non aver dato seguito alla richiesta del 2019, da parte della stessa Corte, di scarcerare immediatamente il prigioniero di coscienza Osman Kavala che Erdoğan ora ha fatto condannare all’ergastolo.

Qual è il vero volto della nostra amata Europa? Quello della Corte dei diritti dell’uomo o quello di Frontex? Quello della risoluzione 55 del 2001 che, finalmente applicata, ha permesso di accogliere immediatamente e giustamente milioni di profughi ucraini o quello della Fortezza Europa che alza muri altissimi e che sbarra la strada a chi fugge da conflitti, disastri e carestie che avvengono ad altre latitudini? L’Europa che amiamo, in cui crediamo, che vorremmo contribuire a costruire è quella democratica, attenta ai diritti umani, allo Stato di diritto, non questo Giano bifronte.

Lo stesso discorso vale per l’Italia che generosamente e giustamente ha accolto 150mila rifugiati ucraini ma nelle parole del capo del governo Draghi evoca spettri di invasione di fronte a un realtà di soli 31mila persone sbarcate in Italia da inizio anno. Per quanto riguarda migranti e richiedenti asilo africani, mediorientali, arabi, afgani – in altre parole dalla pelle scura e non cristiani – il “governo dei migliori” si muove sulla stessa scia del governo Gentiloni che stipulò i famigerati accordi con la Libia, sulla stessa linea del Codice Minniti, e dei feroci decreti Salvini che, per quanto siano stati modificati, restano in piedi nel loro impianto di fondo.

Il risultato sono porti chiusi, respingimenti illegali, violazioni di diritti umani. Lo denunciano su Left Ong, parlamentari di ManifestA che hanno visitato il Cpr di Gradisca d’Isonzo e soprattutto e in primis persone migranti che hanno accettato di raccontarci la loro storia.

L’editoriale è tratto da Left del 15-21 luglio 2022 

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Direttore responsabile di Left. Ho lavorato in giornali di diverso orientamento, da Liberazione a La Nazione, scrivendo di letteratura e arte. Nella redazione di Avvenimenti dal 2002 e dal 2006 a Left occupandomi di cultura e scienza, prima come caposervizio, poi come caporedattore.