All’indomani dell’uscita del nuovo album “Courage” parla il leader dello storico gruppo rap underground romano

Tanta è l’emozione sul palco del Forte Prenestino, storico centro sociale romano, che Militant A si dimentica di mettere i tappi per le orecchie. Se ne accorge dopo qualche canzone, ma decide di farne a meno. Soffre di acufene, ma questa volta, dopo quattro anni, vuole sentire la musica a pieno. Mentre canta, assapora ad una a una le note del nuovo album degli Assalti Frontali, Courage, durante il primo concerto di presentazione del 15 luglio. Vive il reincontro di cui parla nella canzone di apertura, stesso titolo del disco: «Siamo qui, siamo vivi e siamo ancora noi / mentre usciamo da sto baratro e fuggiamo gli avvoltoi / respiro con la pancia, tiro fuori l’ansia».

Così Assalti Frontali tornano sui palchi alla ricerca di un senso collettivo perso nel disorientamento della pandemia e della guerra. «Quando ho scritto questa canzone mi sono immaginato quando l’avrei cantata dal vivo. Avrei ritrovato le persone, una comunità», spiega Militant A, nome d’arte di Luca Mascini.

Militant A, nome d’arte di Luca Mascini

«Racconto di un brutto momento che abbiamo vissuto non tanto per il virus in sé, ma per la gestione liberista e capitalista che ha creato un’atmosfera di diffidenza, mettendoci l’uno contro l’altro». Disertori, untori, bene e male. E un sentimento di solitudine pervasivo, ma difficile da combattere perché «piano piano ognuno è diventato sempre più isolato / neanche ci dispiace soli stiamo bene / ma chi si sente libero le soffre le catene», come cantano gli Assalti nella seconda canzone dell’album, “Perdere la testa”. Di fronte a questa situazione apparentemente senza futuro, il courage, avere coraggio, è la chiave per cercare nuovi spazi di possibilità, per immaginare un futuro. E così Militant A canta per trovare e al tempo stesso per dare courage. Courage; non per la dolcezza della lingua francese, ma per quella del ricordo della madre scomparsa durante la pandemia. Originaria di Brest, titolo della canzone di chiusura del disco, la madre rivive nel rap del figlio, che commenta: «Quando è scomparsa abbiamo salutato mia mamma al lago della Snia a Roma ed è stato un momento di grande unione, anche con la terra. Ho pensato che questo courage è un coraggio che viene dalle generazioni passate e noi siamo il tramite per passarlo a quelle future. “Brest” è una canzone per chi è venuto prima e ci ha lasciato questa energia».

Energia che Marguerite, la madre di Militant A ha devoluto all’insegnamento e ha lasciato esplodere danzando nei balli popolari della sua terra, rievocati nella canzone a lei dedicata. Le note dal sapore bretone si aggiungono alle diverse musicalità dell’album, frutto di diverse collaborazioni. Bonnot, dj e produttore dei precedenti dischi, ha (per quanto possibile) contribuito a distanza in seguito al suo trasferimento alle Canarie, mentre la produzione musicale è stata affidata quasi interamente a Luca D’Aversa, cantautore romano, la cui musicalità permea arrangiamenti e ritornelli dell’intero disco. Il tocco musicale di Daniele Tittarelli al sax e Pietro Lussu al pianoforte aggiunge ricchezza all’album, così come le giovani voci del “Coro se…sta voce” e del coro dell’Antoniano. Cantano fieri quest’ultimi: «e saremo noi stessi, noi stessi come artisti / artisti in una squadra dove tutto quadra / artisti di un sogno che abbiamo inseguito / capaci di toccare il cielo con un dito” nella canzone “Gol Gol Rap”, elogio al calcio popolare.

Le nuove generazioni, con cui da anni Assalti Frontali comunicano e dialogano, irrompono con una forza nuova in Courage. A loro viene tramandato il coraggio necessario per non perdere la voce e non naufragare. Ma diventano anche protagonisti, artisti di una squadra che non può andare avanti e vincere senza la solidarietà tra i suoi componenti. Due figure incappucciate si prendono per mano nella cover di Courage: sono due generazioni che si accompagnano e che muovono un passo dopo l’altro, insieme. «Andate nelle scuole, formate i collettivi / organizzate la rivolta finché siete vivi»: l’esortazione decisa di “Cattivi maestri”, il messaggio di ribellione della canzone manifesto in molti cortei studenteschi degli ultimi anni, non viene sostituito, ma assume una nuova forma, frutto di un percorso decennale di laboratori rap nelle scuole.

«I valori e le idee restano, però il modo in cui bisogna esprimerli cambia; quindi si deve cercare nuovi linguaggi. Questo disco arriva dopo dieci anni di lavoro nelle scuole. Ho fatto rap con i ragazzi e mi sono identificato con loro. Insieme ci siamo presi per mano», spiega Militant A, che aggiunge: «Da una parte vogliamo spronare come in “Cattivi maestri”, dall’altra sentiamo più un senso di comunità con le nuove generazioni, con cui vogliamo cambiare le cose insieme. Anche perché tutti noi non sappiamo cosa ci aspetti». Il primo e netto dualismo che viene sfidato nell’album è la distanza tra nuove e vecchie generazioni, che qui comunicano e dialogano, prendendosi egualmente la responsabilità di pensare a nuove soluzioni di fronte ai binarismi contemporanei. «Quello in cui credo è più forte di prima / vive dentro a ogni rima / se ho conosciuto una sconfitta era solo una nuova fitta» recitano le rime di Militant A nella canzone “Sogno ancora”, decisa affermazione contro la disillusione attuale.

«Senti quanto spaccano ancora gli Assalti» canta insieme a Militant A il giovane e appena diplomato Er Tempesta, che fa tesoro della storia del gruppo per trovare senso e coraggio nella lotta. Un incontro tra passato e presente. In “Vecchi Pirati” o “Ufo nella scena” (come s’intitolano due delle canzoni del disco) gli Assalti Frontali raccontano di sé, tramandando l’impegno di lotta che dai loro albori li ha caratterizzati. Il gruppo nasce all’interno di Radio Onda Rossa con il nome di Onda Rossa Posse, rilasciando il primo disco Batti il tuo tempo nel 1990. Da questa esperienza nascono poco dopo Assalti Frontali. Occupazioni e centri sociali autogestiti divengono la loro casa, lì si fanno conoscere, primi a fare rap in italiano in un panorama per lo più in lingua inglese. «I centri sociali autogestiti sono uno spazio unico, comunitario, solidale, nessuno ti può prevaricare. Ci sono anche tanti problemi e lacune; però è un’esperienza di cui avevamo bisogno negli anni Novanta di fronte all’irruzione del mercato nello spazio pubblico, corrotto. Non è nè pubblico nè privato; è uno spazio sociale dove noi della nostra generazione siamo cresciuti» commenta Militant A. Una terza via che oggi si trovano a ricercare per creare nuovi modi di stare insieme, per «tenere insieme una comunità distrutta» (“Courage”). Per sfidare i dualismi, rompere frontiere che separano e creano astio: «Ci sono dei popoli a cui non importano i confini e l’identità nazionale, popoli che stanno insieme al di là di questi limiti e si riconoscono fratelli».

Frame dal video degli Assalti Frontali Courage (Visual Lyrics)

Il coraggio che attraversa i testi del disco è anzitutto volto alla ricerca del giusto, al di là di legale e illegale, facilmente manipolabile da «uno stato immorale» che come cantano gli Assalti «ci fa la morale / con un banchiere e un generale e mi rende illegale» (“La Morale”). Un concetto di illegalità che porta non solo alla criminalizzazione di chi agisce fuori dal coro, ma anche alla netta condanna dell’utilizzo di droghe leggere o gesti di micro delinquenza. «Sono altre le vere prevaricazioni. Il fatto che venga colpita la dimensione del pubblico, che c’è chi ruba veramente: chi ti ruba l’aria, chi ti ruba la spiaggia libera. Nessuno dice niente e poi magari fai te piccole azioni di illegalità e ti criminalizzano. Anche se c’è una legge o un codice, non significa che sia automaticamente sinonimo di giustizia» commenta Militant A.

E con quale forza, con quale courage, si può continuare a cantare nelle manifestazioni il coro «i soldi per la scuola si possono trovare tagliando la spesa militare?»; con quale speranza scendere ancora in piazza e cercare una voce diversa nell’ipnosi? «Adesso c’è sfiducia nella coscienza collettiva, nel poter agire tutti insieme. Tanti pensano che non ha senso tentare di cambiare, che ci abbiamo provato in tutti i modi ed è inutile sperare di riuscirci ancora». In Courage sono molteplici le risposte di Assalti Frontali contro tanta disillusione. E tra queste spicca il racconto della determinazione delle tre volte prevaricata Lala «perchè donna, donna libera e perché donna rom» della canzone “Il mio nome è Lala”, scritta per un film di Ludovica Fales, in uscita. «La protagonista è una ragazza rom incastrata nel limbo dell’illegalità perchè senza documenti: questo compromette anche la sua possibilità di essere una mamma. La sua lotta per cercare di esistere e semplicemente essere come tutti gli altri, è una lotta che secondo noi rientra nel ragionamento del courage che volevamo comunicare» dice Militant A. Sull’onda di questo coraggio, Assalti Frontali cantano per unire i puntini sparsi di una collettività frantumata: «Metto il sole in una poesia/ ricostruiamo una community con l’empatia / faccio rime vitamine per il villaggio / e sembra di tornare a casa dopo un naufragio» (“Perdere la testa”).

Nella foto d’apertura: frame dal video degli Assalti Frontali Courage (Visual Lyrics)

I concerti

2  settembre a Roma, Parco Schuster- Renoize

3 settembre: Milano – Leoncavallo

4 settembre: Pescara – Hardcore Fest

9 settembre Narni Euphebia fest

10 settembre Livorno, Arena Astra

11 settembre  Prato, Santa valvola fest

16 settembre Roma – Sweet Brunch- Festa uscita Lp