In vista del referendum del 4 settembre abbiamo intervistato il deputato di Acción humanista. «La Carta che sarà votata è un testo rivoluzionario – dice – che sancisce lo Stato di diritto, plurinazionale, interculturale, regionale ed ecologico. E che abolirà quello di Pinochet»

Il 4 settembre il Cile vota per approvare il testo della nuova Costituzione. Questo evento storico è largamente ignorato o poco seguito dai media, soprattutto da quelli europei. Ne abbiamo parlato con Tomás Hirsch, deputato di Acción humanista e soprattutto attivista politico che ha seguito fin dall’inizio l’intera questione costituzionale.

Tomás Hirsch 
Foto (da Wikipedia): René Lescornez A.

Gli umanisti hanno sempre messo in cima alle loro priorità la necessità di una nuova Costituzione in Cile. Tomás, potresti fare un breve riassunto di come siamo arrivati a questo plebiscito?
Questo plebiscito è il risultato di una lunga lotta del popolo cileno, di varie organizzazioni sociali e partiti politici. Molti credono che l’origine sia nelle proteste del 18 ottobre 2019, ma la cosa è iniziata molto prima. Già quando, nel 1980, la Costituzione della dittatura è stata proclamata a ferro e fuoco, abbiamo iniziato a organizzare e mobilitare i vari movimenti sociali e partiti politici per avere una Costituzione democratica. Inoltre, porre fine alla Costituzione del 1980 era uno degli impegni del primo governo dopo la dittatura, che però non è stato rispettato. Per noi umanisti questa è sempre stata una delle richieste fondamentali per cui ci mobilitavamo; quando ero candidato alle elezioni presidenziali abbiamo fatto un gesto che è rimasto impresso nella memoria del Cile, ossia gettare nella spazzatura la Costituzione di Pinochet. Questo atto, che ha scandalizzato alcuni potenti e i membri dell’élite politica, economica e militare del nostro Paese, ha risuonato profondamente nel nostro popolo. Questa mobilitazione è continuata per decenni, fino a quando, dopo la rivolta dell’ottobre 2019, per dare corso e incanalare le diversissime richieste sociali si è giunti alla convinzione che non si trattava di sistemare uno o due aspetti dell’attuale legislazione, ma di andare al cuore del modello. E questo significava partire dal presupposto che viviamo da decenni sotto una Costituzione profondamente antidemocratica sia nella sua origine che nel suo contenuto, che non garantisce alcun diritto, che stabilisce differenze brutali tra una piccola minoranza e le grandi maggioranze del Paese. Fu allora che si raggiunse un accordo per procedere verso una nuova Costituzione generata in democrazia. È stata eletta un’Assemblea Costituente (nell’ottobre del 2020, nda), che ha elaborato una proposta per un anno ed è questa proposta che sarà votata il 4 settembre con due opzioni: approvo o rifiuto. In un primo plebiscito, l’80% degli elettori ha votato a favore di una nuova Costituzione e lo stesso 80% ha votato a favore del fatto che fosse redatta da membri dell’Assemblea costituente eletti a tale scopo e non da parlamentari. Così sono iniziati i lavori di questa Assemblea, la prima al mondo completamente paritaria, con il 50% di uomini e il 50% di donne, con un’ampia partecipazione di rappresentanti degli 11 popoli nativi e con una significativa presenza di indipendenti. Se il testo proposto viene approvato, inizia il processo di implementazione della nuova Costituzione e di generazione delle centinaia di leggi che devono essere promulgate per renderla realtà; se viene respinto, la Costituzione della dittatura viene formalmente mantenuta. Tuttavia c’è già un accordo sul fatto che il mandato popolare ha chiesto la stesura di una nuova Costituzione e quella attuale, sebbene ancora in vigore dal punto di vista legale, è già morta politicamente e nel cuore del popolo cileno. Pertanto, anche se il testo verrà respinto nel plebiscito, promuoveremo la creazione di una nuova Assemblea Costituente per presentare un nuovo progetto che possa essere approvato.
Ma naturalmente speriamo e siamo convinti che l’approvazione vincerà e che avremo una nuova Costituzione a partire dal 4 settembre.

La nuova Costituzione cilena è stata definita d’avanguardia e rivoluzionaria. Quali sono, secondo te, i suoi punti più importanti?
Non c’è dubbio che questa nuova Costituzione sia assolutamente all’avanguardia e rivoluzionaria, perché non solo pone fine a una Costituzione generata sotto una dittatura, che come abbiamo già detto è antidemocratica nella sua origine e nel suo contenuto, ma soprattutto perché ci permette di affrontare le sfide del XXI secolo in modo nuovo e migliore. In questa Costituzione sono presenti i diritti della natura – e credo che sia la prima volta al mondo – così come la protezione delle altre specie, riconoscendole come esseri senzienti. Viene data particolare enfasi alla cura dell’ambiente e al riconoscimento della crisi climatica attuale, che viene segnalata come una delle sfide da affrontare. È una Costituzione che dal primo all’ultimo articolo garantisce, protegge, incoraggia e promuove l’uguaglianza di genere, i diritti della diversità e della dissidenza sessuale e include i diritti delle persone transgender, questioni che non erano mai state considerate prima. La nuova Costituzione definisce il Cile come un Paese plurinazionale in cui sono riconosciuti gli 11 popoli indigeni originari del nostro Paese, una novità assoluta. L’acqua viene ripristinata come bene comune che non potrà mai essere privatizzato e lo stesso vale per il mare e per le risorse naturali. La nuova Costituzione promuove inoltre la democrazia partecipativa diretta con iniziative di legge popolari, revoca del mandato, revoca popolare delle leggi e referendum municipali. In altre parole, si struttura lo Stato in base alla partecipazione diretta dei cittadini alla politica. È una Costituzione che garantisce i diritti sociali in modo molto importante; l’articolo 1 definisce il Cile come uno Stato sociale e democratico basato sullo Stato di diritto, plurinazionale, interculturale, regionale ed ecologico. Credo che l’articolo 1 sintetizzi in modo molto profondo un cambiamento culturale strutturale del nostro Paese e per questo ci dà tanta speranza di avanzare verso la costruzione di un Paese più giusto, più democratico, più partecipativo, più decentrato e con più diritti per tutti.

Alcuni sondaggi danno un risultato incerto a favore dell’approvazione: qual è la tua impressione in base all’azione quotidiana in campagna elettorale?
È vero, i sondaggi continuano a mostrare un risultato in cui il rifiuto è vincente. Tuttavia, nelle ultime settimane c’è stato un cambiamento di tendenza e l’approvazione sta aumentando di due o tre punti ogni settimana. Credo che nei sondaggi delle prossime due settimane assisteremo a una sua vittoria. Non ho dubbi che il 4 settembre vinceremo, perché c’è un’immensa maggioranza di cileni che vuole una nuova Costituzione che garantisca tutti questi diritti. Tuttavia, quello che è successo in questi mesi è stata una campagna brutale da parte della destra, che ha diffuso fake news e manipolato l’informazione grazie al controllo che ha su tutti i media – canali televisivi, giornali, stazioni radio e anche attraverso le reti sociali – con campagne multimilionarie in cui hanno soprattutto squalificato la proposta basandosi su falsità, vere e proprie falsità: sostengono che le persone si vedranno portare via la casa, che i loro fondi pensione saranno espropriati, che i popoli nativi controlleranno il sistema giudiziario. Insomma, una serie di bugie incredibili, ma che in molti casi sono state credute dai cittadini e hanno generato paura, incertezza, dubbio, ed è questo che negli ultimi tempi si è riflesso in una possibile prevalenza del voto di rifiuto. È chiaro però che questa tendenza si sta invertendo, perché nell’ultimo mese le forze che sostengono l’approvazione sono scese in piazza in massa e sono andate nei quartieri a parlare con la gente. Stiamo portando avanti una campagna chiamata “due milioni di porte per l’approvazione”, che parla con le famiglie, cosa che il rifiuto non può fare perché non ha il sostegno popolare. Quindi in quest’ultimo mese, come è successo nel ballottaggio presidenziale dello scorso anno (si riferisce ai sondaggi che davano Boric perdente al secondo turno, in cui l’attuale presidente del Cile ha poi vinto con ampio margine ndt), siamo fiduciosi che il risultato volgerà a favore dell’approvazione .

Cosa possiamo fare noi, dal resto del mondo, per sostenere questo processo costituente?
Penso che il sostegno che possiamo ricevere dal resto del mondo sia molto importante: in primo luogo, per motivare le comunità cilene che vivono in altri Paesi a partecipare, a votare, a essere presenti: questa nuova Costituzione significa anche migliori condizioni per loro. In secondo luogo, per aiutare a diffondere il testo anche in altri Paesi. In terzo luogo, per mostrare attraverso le reti il sostegno all’approvazione e a coloro che stanno lottando duramente per questo. Penso che queste siano alcune azioni molto concrete che si possono realizzare in altri Paesi e che senza dubbio aiuterebbero molto nella campagna per l’approvazione di una nuova Costituzione in Cile.

* L’intervista di Olivier Turquet a Tomás Hirsch è stata pubblicata su Pressenza il 21 agosto 2022

Il testo della Nueva Constitucion politica de la Republica de Chile su cui si voterà il 4 settembre 2022 si può leggere qui