Per fare qualcosa di vero l’unico mezzo è essere se stessi. Parola di NRG Bridges, una formazione davvero particolare: un trio strumentale di soli fiati, nato dalla collaborazione tra uno dei grandi senatori del jazz in Italia, il clarinettista e polistrumentista Gianluigi Trovesi, ed i NovoTono, il duo dei fratelli Adalberto ed Andrea Ferrari: tre […]

Per fare qualcosa di vero l’unico mezzo è essere se stessi. Parola di NRG Bridges, una formazione davvero particolare: un trio strumentale di soli fiati, nato dalla collaborazione tra uno dei grandi senatori del jazz in Italia, il clarinettista e polistrumentista Gianluigi Trovesi, ed i NovoTono, il duo dei fratelli Adalberto ed Andrea Ferrari: tre artisti di tre generazioni diverse, che mettono in comune clarinetti e il sassofono, in un progetto basato su di un interplay tanto fitto quanto profondo.
Il loro album pubblicato dalla Parco della Musica Records, Intertwined Roots, e registrato presso Artesuono di Stefano Amerio, si presenta come una serie di racconti, dal taglio quasi cinematografico, nel quale ciascun titolo nasce dall’ambizione di rappresentare il dipanarsi di una storia spingendo l’ascoltatore a viaggiare con la propria fantasia.
Radici intrecciate che si uniscono per dare vita ad un solo albero, è forse questa l’immagine più adatta ad esprimere il lavoro del trio, a partire dalle esperienze comuni ai tre musicisti, dalla loro formazione clarinettistica classica fino al lavoro di ricerca di nuovi e diversi mondi musicali, una ricerca sempre alimentata dalla linfa vitale di un terreno ricco di diversità, come ci racconta Adalberto Ferrari.
«Diciamo che NovoTono ha sempre avuto nel proprio Dna e nella propria mentalità artistica l’idea dello sviluppo e dell’evoluzione del linguaggio attraverso lo scambio e la contaminazione con altre modalità espressive pur mantenendo una propria e forte caratteristica identitaria».
Il trio nasce quindi con questa concezione dell’esperienza musicale, ovvero quella di costituire un’ identità nuova che fosse però l’integrazione e lo sviluppo delle idee di ciascuno dei componenti?
È evidente che ciò richiede una notevole preparazione, disponibilità ed apertura mentale, nonché una vera e propria unità di intenti. Il pensiero individuale deve essere finalizzato a comprendere a fondo le idee ed i ruoli di ciascun “attore”, a svilupparli in relazione alla propria individualità ed espressività; in tal senso l’unione di NovoTono con Gianluigi Trovesi si è presentata sin da subito molto “centrata”.
Il duo NovoTono si è confrontato in questo caso con uno degli esponenti “storici” più illustri del Jazz in Italia, aprendo un confronto “generazionale”, con Gianluigi Trovesi, come è nata la vostra collaborazione?
Effettivamente la forte intesa che si è creata nell’ensemble, ci ha consentito di definire un terreno comune e “fertile” che ha costituito, e costituisce tuttora, un’area di confronto e di collaborazione», dice Adalberto Ferrari, con Andrea. «Sebbene ognuno di noi abbia un proprio modo di agire una propria storia ed una propria personalità, si tratta proprio di alimentare il confronto utilizzando le risorse di ciascuno per creare un’integrazione tra le differenti modalità espressive. La diversità diventa così una ricchezza imprescindibile.
Il dialogo serrato tra i protagonisti in campo ed una sorta di “contrappunto continuo” è il segno distintivo di questa musica, nella quale l’improvvisazione ha un ruolo decisivo con un equilibrio “dinamico” tra parti scritte e parti improvvisate.
L’idea è quella di non tracciare mai una linea di separazione fra ciò che è parte scritta e improvvisazione. Nelle parti scritte usiamo molto quella parte di imprecisione tipica della scrittura musicale per poterla interpretare in modo libero – ma sempre coerente all’idea compositiva – allo stesso tempo nelle parti destinate all’improvvisazione sfruttiamo l’idea iniziale per portare il viaggio sonoro negli spazi che più ci interessano in quel preciso istante. Spesso le parti scritte possono diventare parzialmente improvvisate e viceversa molte idee improvvisate diventano nel tempo elementi fissi. Sostanzialmente non c’è davvero una parte più importante tra scrittura e improvvisazione.

L’empatia ed il rapporto umano tra i musicisti coinvolti resta l’elemento imprescindibile per la riuscita del progetto?

Con NovoTono abbiamo lavorato per molti lunghi anni prima di proporci al pubblico e continuiamo a lavorare a fondo, questo perché ci interessa sempre capire chi siamo davvero, potremmo dire- approfondisce Ferrari – che ci piace trovare quello che dell’uomo c’è nell’arte che fa, il che sembra la cosa più semplice e naturale, ma in realtà è davvero complicato. Bisogna conoscere quanti più linguaggi musicali possibili, approfondire, elaborare per poi dimenticare ciò che si è imparato per poter suonare liberamente, ed avere una tecnica strumentale e un suono che supporti le proprie idee». Ma non solo. «Occorre anche ascoltare, per poi approfondire la conoscenza di se stessi anche al di là della musica, sapersi mettere in relazione con gli altri e saper lavorare davvero in interplay, in un lavoro continuo che richiede anni di studio.
Per fare qualcosa di vero l’unico mezzo è essere se stessi e questo, come detto, è davvero un grosso e lungo lavoro».
IL progetto prevede ulteriori sviluppi?
Abbiamo tante cose in cantiere che si definiranno nel tempo; come NovoTono stiamo lavorando da parecchi mesi ad una nuova idea progettuale, credo entreremo in studio di registrazione nella seconda metà del 2022.
Stiamo anche confrontandoci con molti artisti di tutte le estrazioni, musicisti e non, per poter crescere e non fossilizzarci : fermarsi sulle proprie convinzioni e conoscenze crediamo sia davvero perdente.