A Vassieux e nel Vercors la Resistenza francese pagò un prezzo altissimo: 840 morti, villaggi distrutti, promesse mancate. L’“isola” partigiana fu sacrificata in nome della strategia alleata. Un nodo ancora irrisolto

C'è un toponimo che ricorre per ben tre volte negli atti del processo di Norimberga, di cui una con la grafia errata (“Vassieuz”) e due con quella corretta: Vassieux. È uno dei cinque comuni in tutta la Francia insigniti del rango di “Compagnon de la Liberation”. Un paesino nel cuore dell’altopiano del Vercors, nelle vicinanze di Grenoble, al centro di una piana smeraldina dove l’aria conserva oggi forse la stessa freschezza e gli stessi profumi che doveva avere nel luglio del 1944, quando fu raso al suolo dalla furia nazista. “Distrutto al 97%”, secondo le stime ufficiali. L’eccidio di Vassieux fu uno dei peggiori della storia della Resistenza francese: solo nel piccolo villaggio si contarono 83 vittime fra i combattenti e 72 tra i civili, tutti della stessa famiglia, i Blanc. Ma fra il giugno e l’agosto del 1944 i morti, in tutto il Vercors, furono ben 840, di cui 200 civili. Oggi il Vercors è un paradiso per turisti disposti alla sobrietà e inclini alla lentezza, in cui l’amore tragico dei caduti per il proprio Paese trasuda dalle mille lapidi, cimiteri, memoriali e dalle rovine, spesso lasciate intatte, di interi villaggi. Dichiarato Parco nel 1970, ha saputo conservare il fascino indomito della sua natura selvaggia, frequentata da campeggiatori e amanti della montagna più nuda e pura, al riparo dalla cementificazione, dallo sfruttamento e dal commercio intensivo. Gli alberghi sono pochi e così i negozi, le vie di accesso sono ridotte a sottili strisce d’asfalto che si inerpicano fra gole e strapiombi mozzafiato. È forse così che doveva apparire anche in piena Seconda guerra mondiale, quando l’alpinista Pierre Dalloz, grande amico degli scrittori combattenti Antoine de Saint-Exupéry e Jean Prévost, confida a quest’ultimo che il Vercors è “un’isola sulla terraferma, protetta su tutti i lati da una grande muraglia cinese, che potrebbe essere usata per scatenare sulla regione migliaia di paracadutisti”.

Siamo nel 1941, la Francia è divisa in due: a nord la zona invasa e occupata dalla Germania nazista, a sud lo stato fantoccio della Repubblica collaborazionista di Vichy, che include anche il Vercors e l’intera regione Rodano-Alpi. A novembre 1942, a causa della scarsa convinzione da parte delle forze armate di Vichy nel difendere le colonie del Nord Africa dagli anglo-americani, Hitler decide però l’occupazione diretta anche della Francia del Sud. Per farlo si avvale della collaborazione dell’Italia fascista, che prende il controllo della Corsica e della Regione Rodano-Alpi. Si espande così, fino a comprendere anche il Vercors, la striscia sud-orientale di Francia già assegnata all’Italia come premio di guerra dopo la vile e opportunistica aggressione del giugno 1940. È dunque sotto l’Italia fascista che nasce il primo germe della Resistenza francese sull’altopiano. Ma

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