Con il pretesto degli scontri avvenuti pochi giorni fa a Torino, il governo Meloni intende approvare immediatamente un nuovo “Pacchetto Sicurezza”. Ho letto le bozze circolate su alcuni giornali, se fossero confermate, saremmo di fronte ad un’ulteriore svolta repressiva da Stato di polizia. Dalla prima lettura – non conosciamo il testo ufficiale definitivo – emergono evidenti profili di forte criticità costituzionale. Tre misure sono, a mio avviso, particolarmente pericolose: 1) il fermo preventivo fino a dodici ore per i manifestanti ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico; 2) la cauzione obbligatoria per gli organizzatori di manifestazioni; 3) lo scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine. Tutte e tre le norme palesano rilevanti ed evidenti dubbi di costituzionalità. La prima misura, in particolare, comprime la libertà personale, la seconda la libertà di manifestazione subordinandola alla capacità economica e, infine, la terza, la parità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge. La proposta riguardante il fermo preventivo prevede che le forze di polizia possano trattenere una persona fino a dodici ore (la Lega ne vorrebbe estendere la durata fino a 48) se ritenuta potenziale pericolo per l’ordine pubblico poco prima dell’inizio di una manifestazione.
I destinatari sarebbero soggetti con “precedenti specifici”, cioè persone già coinvolte in episodi di scontri o violenze durante proteste, individuate mentre si preparano a partecipare a un evento di piazza. Le mie perplessità di natura costituzionale si concentrano su una norma che, di fatto, autorizzerebbe una limitazione della libertà personale senza il controllo preventivo della magistratura, con evidenti violazioni dell’articolo 13 della Costituzione. La misura richiama alla mente i fermi preventivi adottati in passato contro oppositori politici, suscitando confronti storici e preoccupazioni per una possibile regressione istituzionale. Noi siamo una democrazia costituzionale di matrice parlamentare in cui la libertà personale è garantita dalla magistratura. Se la libertà personale fosse privata esclusivamente su decisione delle forze di polizia ci sarebbe un’evidente incompatibilità con l’articolo 13 che evidenzierebbe l’alto rischio di una deriva verso lo Stato di polizia. La proposta che si riferisce al versamento di una cauzione per gli organizzatori di manifestazioni, fortemente sostenuta dalla Lega, introduce l’obbligo per chi promuove una manifestazione di versare una garanzia finanziaria — ad esempio una fideiussione — finalizzata a risarcire eventuali danni a beni pubblici, vetrine o persone verificatisi durante i cortei di manifestanti. L’intento dichiarato è dare responsabilità gli organizzatori e impedire che i costi dei vandalismi ricadano sulla collettività.
L’obbligo della cauzione, però, comporta nei fatti una discriminazione di natura economica all’accesso del diritto di riunione. Si arriverebbe all’assurdo che soltanto chi ha risorse finanziarie potrebbe organizzare proteste di ampia portata. Siamo di fronte ad un ostacolo economico all’esercizio del libero diritto di manifestare. Il codice civile e quello penale già disciplinano adeguatamente questa materia in base ai principi di responsabilità civile e penale. La norma sarebbe superflua. Lo scudo penale per le forze dell’ordine, infine, prevede un ampliamento delle tutele legali per gli agenti di polizia, con lo scopo di evitare conseguenze immediate — quali iscrizione nel registro degli indagati, sospensione dal servizio o blocco dello stipendio — in seguito all’uso di armi o della forza in situazioni critiche, fino a che non sia accertata una responsabilità concreta. Forti dubbi di costituzionalità sono evidenti anche per questa misura soprattutto rispetto al principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.
Si determinano spazi d’impunità o trattamenti giuridici diversi rispetto ai cittadini comuni che inficiano anche il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale. Potremmo assistere a forme d’immunità legale per gli agenti, simili a modelli adottati in altri contesti, con effetti negativi sul bilanciamento tra effettività della tutela dell’ordine pubblico e responsabilità individuale degli operatori. Mi colpisce la spinta verso lo Stato di polizia e l’apparente mancanza di umanità e di attenzione alle vittime in casi gravi, indipendentemente dalle circostanze. Non vedo onestamente in queste norme il dovuto bilanciamento tra ordine pubblico, sicurezza dello Stato e diritti costituzionali come la libertà personale, il diritto di riunione e il principio di uguaglianza. Il rischio di rafforzare e ampliare il già esistente diritto penale del nemico è altissimo.
L’autore: Vincenzo Musacchio è docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark (USA)
Foto di Marioluca Bariona




