Un album e un concerto riportano in luce l’arte di Amy Beach, Gilda Ruta e Cécile Chaminade, tre protagoniste del primo Novecento oscurate nella storia ufficiale della musica. Sabrina De Carlo e Francesco Giannelli raccontano a Left il loro progetto nato dal basso. Tra coro di quartiere, ricerca d’archivio e passione civile

La parola bliss «...evoca una felicità assoluta che trascende la quotidianità e si sublima nell’arte» si legge nel libretto del cd pubblicato da Stradivarius: Bliss, Canti d’amore. Una raccolta di brani di tre grandi compositrici dell’inizio del Novecento: Amy Beach, americana, pianista, autrice di ben 150 opere, unica donna sulla stele della Hatch Memorial Shell di Boston; Cécile Chaminade, francese, pianista, di cui si accorse subito Bizet, amico di famiglia, e che la incoraggiò ad iscriversi al Conservatorio; Gilda Ruta, napoletana, molto stimata in Italia, dopo la morte del marito si trasferì a New York e incrementò la sua attività di insegnante. Tre artiste straordinarie, dalla forte personalità, la cui memoria è sempre stata messa in ombra da colleghi uomini, e che Sabrina De Carlo, pianista e insegnante di pianoforte al Conservatorio “Venezze” di Rovigo, e Francesco Giannelli, tenore lirico anche nel coro del Teatro dell’Opera, hanno invece voluto raccontare per farne rivivere arte e competenze. Differenti, per nazionalità ed esperienze, le tre donne hanno dedicato la loro vita alla composizione della musica da camera, genere meno frequente nei palinsesti musicali che i nostri autori ci permettono di esplorare con ben 19 brani. L’album vede anche la partecipazione di Jalle Feest, violinista all’Accademia di Santa Cecilia, e Elisa Astrid Pennica, primo violoncello dell’Orchestra Filarmonica di Lecce. Un intenso lavoro per riscattare l’ingiusta cancellazione di artiste che invece hanno dato un sapiente contributo. De Carlo e Giannelli oggi sono maestri del Quadracoro: una realtà musicale con più di 60 elementi da più di dieci anni attiva nel territorio dell’omonimo quartiere romano, e non solo, con un repertorio musicale di umana resistenza e che, per ringraziare il lavoro dei due maestri, ha dato il proprio contributo economico al cd. I due interpreti ci raccontano di come è nata la loro collaborazione e l’idea di questo album, che ha permesso loro di conoscere il maestro Leandro Piccioni, con il quale avevano iniziato la registrazione del disco e alla cui memoria è dedicato. Si esibiscono a Roma il 15 marzo (ore 11) alla Sala iCarus.

Sabrina D.: Con Francesco ci siamo conosciuti a Caserta nel 2013 durante un concerto, scoprendo di abitare entrambi al Quadraro. Quando ho saputo che proprio lì lui dirigeva un coro sono andata subito a cantare perché per me è importante una collettività in cui si fa musica.

Francesco G.: Sabrina prima ha iniziato a cantare nel coro e, piano piano, si è messa accanto a me a dirigerlo. Poi è arrivato il Covid e le nostre lezioni erano da remoto, potevamo fare ben poco, così Sabrina mi ha proposto di rilanciare e abbiamo iniziato a pensare a questo progetto. Abbiamo raccolto il materiale, studiato, scelto i brani, e abbiamo cominciato a incidere.

Avete scelto di parlare di tre artiste eccezionali anche per permettere di riscoprirle e apprezzarle?

S: Premetto che vorrei che si smettesse di fare un cd di sole donne, ma che la musica delle donne fosse paritaria. Lavorando in Conservatorio posso dire  che anche che i programmi sono più liberi,purtroppo non compaiono donne nel passato, non c’era un investimento sulle compositrici. La sorella di Mozart era musicista e compositrice, ma non ha avuto le stesse sue opportunità. Stessa cosa per la sorella di Mendelssohn, Fanny, le fu impedito di pubblicare. Le compositrici del passato vanno scoperte.

F: Sono state tutte donne eccezionali, ma non le conosce nessuno. Quando Chaminade è morta è calato un silenzio assoluto sulla sua storia.

Qual è la prima che avete scelto?

S: A noi sarebbe piaciuto andare sul contemporaneo, ma c’era un problema di diritti d’autore. Abbiamo cercato in un range antecedente a 70 anni dalla loro morte. Ho

Questo articolo è riservato agli abbonati

Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivista
Se sei già abbonato effettua il login