In Italia esiste una norma precisa: dentro i seggi è vietata qualsiasi propaganda. Domenica 22 marzo i rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno girato indisturbati in più di dieci comuni della Brianza con badge riportanti “Sì”, mentre i delegati del comitato del No venivano respinti all’ingresso dei plessi.
Tra la norma e la realtà, qualcuno ha scelto da che parte stare.
Le segnalazioni coprono mezza Italia. In Umbria la deputata M5s Emma Pavanelli denuncia distintivi con indicazione di voto per il Sì, propaganda vietata entro duecento metri dalle sedi di voto. Alleanza Verdi e Sinistra registra delegati del No bloccati all’accredito “con varie scuse pretestuose”. Altrove, identificati e respinti fisicamente all’ingresso.
C’è poi la questione fuori sede, che il governo si è rifiutato di risolvere. Decine di migliaia di giovani si erano registrati come rappresentanti di lista per aggirare il vuoto normativo. Alcuni presidenti di seggio hanno risposto pretendendo una presenza minima obbligatoria: condizione inesistente in qualsiasi norma. Avs la chiama con il suo nome: un abuso.
Due asimmetrie, parallele per l’intera giornata. I rappresentanti di FdI con i badge del Sì circolano senza che nessuno intervenga. I delegati del No vengono bloccati, non ammessi, talvolta respinti. Il ministero dell’Interno non risulta aver risposto con l’urgenza richiesta.
Questo è un referendum senza quorum. Ogni voto pesa esattamente quanto vale. Sottrarre rappresentanti al No è sottrarre voti al No. Chi doveva vigilare ha guardato altrove.
La riforma promette equilibrio nella magistratura. Sarebbe bastato applicarlo alla giornata di voto.
Buon lunedì.




