Il popolo sovrano ha dato segnali di consapevole sensibilità democratica, di nuova potenza costituzionale con il No al referendum sulla manipolazione della giurisdizione, guidato soprattutto da donne, ragazze, giovani, masse meridionali. Giorgia Meloni è visibilmente preoccupata e confusa. La strada, che sembrava spianata, del suo populismo plebiscitario ha mostrato imprevisti inciampi. Il suo disegno di rodere dall’interno la Costituzione repubblicana ha mostrato crepe profonde. La presidente del Consiglio, peraltro, non molla nel suo assalto alla democrazia costituzionale e si concentra su due obiettivi che Left ha sempre contrastato e continueremo a farlo: l’approvazione delle intese di Calderoli, portando a termine la secessione dell’unità nazionale, in palese violazione dell’articolo 5 della Costituzione, nonostante la sostanziale bocciatura della Corte costituzionale; e, soprattutto, la nuova legge elettorale, ritagliata su se stessa, per una vittoria diventata più ardua. Una proposta Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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Il voto referendario segnala una nuova consapevolezza democratica, ma il progetto della destra resta intatto: premierato di fatto, autonomia differenziata e una legge elettorale ipermaggioritaria voluta da Meloni. Ecco una contro proposta nel solco della Costituzione antifascista




