Pechino ha trasformato le tensioni internazionali in vantaggio strategico. Investendo massicciamente in energia pulita da un lato si sottrae ai ricatti del greggio e dall’altro vende al Sud globale soluzioni alternative di approvvigionamento, ridisegnando i rapporti di forza mondiali

La genesi di una strategia: la Cina come pivot della resilienza Mentre le democrazie occidentali navigano a vista tra cicli elettorali a breve termine e risposte reattive alle crisi internazionali, la Repubblica popolare cinese ha consolidato una visione decennale che oggi la pone in una posizione di eccezionalità strategica. La crisi energetica globale, innescata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, non ha colto Pechino impreparata. Al contrario, ha agito da acceleratore per un processo di modernizzazione verso quello che Xi Jinping definisce uno «sviluppo di alta qualità».

Pechino ha costruito negli anni un'architettura di sicurezza basata su due pilastri fondamentali: la ridondanza delle risorse tradizionali e il primato assoluto nelle tecnologie green. Con il blocco parziale dello Stretto di Hormuz - arteria vitale attraverso cui transita normalmente quasi il 25% del petrolio e del gas liquefatto mondiale - la vulnerabilità delle economie asiatiche è emersa con violenza. Paesi come Giappone, India e Corea del Sud, dipendenti dal Medio Oriente per quasi il 60% del loro fabbisogno, si trovano oggi a dover razionare l'energia. Eppure, la Cina non è un "consumatore affamato" in preda al panico: pur importando metà del suo greggio dalla regione, Pechino può contare sulle forniture di petrolio e gas (via gasdotti) a prezzi stabili, concordati a lungo termine, e dispone di riserve strategiche stimate in 1,4 miliardi di barili di petrolio sufficienti a coprire sei mesi di importazioni.

Questa resilienza non è frutto del caso, ma di una dottrina che considera la sicurezza energetica inseparabile dalla geopolitica. Come sottolineato da Xi Jinping già nel 2021, l'approvvigionamento energetico della Cina deve restare «nelle proprie mani». Per questo, la Cina ha elettrificato massicciamente la propria economia e sviluppato le catene di approvvigionamento delle tecnologie pulite. Il risultato

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