Da tre anni il Sudan è oppresso da un conflitto senza fine che ha innescato la crisi umanitaria più grave del secolo. Ma nulla di tutto questo esiste per i media occidentali. E non è un caso che gli Usa abbiano dimezzato gli aiuti e che l’Italia intanto venda armamenti a chi finanzia le milizie
La crisi umanitaria più grave da inizio secolo. Tra i 150mila e i 250mila morti, oltre 12 milioni di sfollati - di cui quasi 9 milioni interni, fuggiti dalla capitale Khartoum, e 4 milioni che hanno lasciato il Paese. Come se non bastasse, 33 milioni di persone, metà della popolazione, versano in condizioni di sofferenza alimentare. La carestia dilaga in diverse regioni. Il colera avanza. L’economia è in ginocchio. Eppure quella del Darfur in Sudan è una guerra dimenticata, ignorata dai media.
Formalmente è scoppiata tre anni fa, ma le sue radici affondano molto più indietro. Risalgono al 2003, quando il governo centrale si alleò con le milizie Janjaweed - poi istituzionalizzate nelle Rsf, le Forze di supporto rapido - per domare i ribelli non arabi in Darfur. E mentre il conflitto si trascina, chi dovrebbe intervenire taglia. Il colpo più pesante è arrivato da Washington: i finanziamenti statunitensi per il piano umanitario coordinato del Sudan si sono dimezzati tra il 2024 e il 2025, e nel 2025 meno del 40% del piano è stato coperto dall’insieme dei donatori. La chiusura di Usaid - l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale - ha interrotto i programmi di vaccinazione, con ricadute che si fanno già sentire e che peseranno ancora di più nei mesi a venire. Il cambiamento Questo articolo è riservato agli abbonati
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