i Cinesi non sono mai stati grandi esploratori. Non hanno viaggiato per mare e per terra come i nostri. La Cina non è costruita su una tradizione di esplorazioni per terra e per mare. Alle origini della civiltà cinese non c’è stato un Odisseo, che è andato per mare e per terra, abbandonando a casa una moglie sconsolata. Non ci sono state crociate per liberare una terra promessa segnata dalla nascita di una religione; i cinesi non hanno un Marco Polo e non avrebbero “scoperto” l’America con Cristoforo Colombo.
I cinesi hanno solo Xuanzang (602-664), un monaco che esplorò la vicina India riportando in Cina centinaia di opere buddiste, e Zheng He (1371-1433), un eunuco di religione musulmana, che al comando di una imponente flotta di navi, raggiunse le coste dell’Africa orientale.
La civiltà cinese nacque sulle rive del fiume Giallo, così chiamato per il colore sabbioso del suo fondo. Contadini che grazie alla fatica e alla forza collettiva modificarono una natura avversa, riuscendo a trarne sostentamento coltivando frumento. Erano uomini e donne radicati nella dura terra, stanziali e chini sui campi, che tuttavia alzavano gli occhi al cielo per scrutarne gli umori: intesi come piogge propizie o temporali perniciosi, sole e vento, pioggia o grandine, fausti o infausti. Il cielo insieme alla terra divennero i due limiti dentro al quale si svolgeva la vita umana. Tutto si spiegava fra il cielo e la terra, non la speculazione filosofica o la salvezza religiosa, era tutto molto più reale, verrebbe da dire, la terra dava i frutti se il cielo lo voleva con le sue piogge e il suo sole. Quindi, non si viaggiava, ma si guardava in alto, verso il cielo.
Infatti Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
Se sei già abbonato effettua il login




