Per la prima volta dalla notte del 29 giugno 2009, la commemorazione della strage ferroviaria di Viareggio si è svolta con una sentenza definitiva che conferma le condanne. Nel corteo che ha attraversato la città, familiari, ferrovieri e cittadini hanno ricordato le 32 vittime, rivendicando una verità emersa in anni di battaglie

Un lungo e partecipato corteo ha accompagnato i familiari delle vittime in quella che è stata la prima ricorrenza, a 17 anni dall’incidente ferroviario di Viareggio, in cui si ha una sentenza definitiva. Un corteo silenzioso, partito dalla Chiesina dei pescatori in Darsena a Viareggio, in Toscana, e che si è snodato per le vie della città fino ad arrivare alla Casina dei Ricordi, a due passi dal luogo dove avvenne il disastro, dove il treno che portava 14 cisterne contenenti Gpl deragliò, col primo vagone cisterna che poi venne squarciato da un picchetto ferroviario presente lungo la linea.

In questa zona e in queste ore, 17 anni fa scoppiò l’inferno. Era un lunedì, proprio come in questo 29 giugno. Una data rimasta indelebile nei ricordi di viareggini e versiliesi, dove tutti, anche chi non c’era, si ricorda cosa stava facendo in quei momenti. Come accadde per l’11 settembre negli Stati Uniti. Chi c’era invece si ricorda le urla, le fiamme, la paura, il dolore, un’aria caldissima che diventava sempre più tossica e che ti prendeva alla gola. Il rumore delle ambulanze, le sirene dei vigili del fuoco che arrivavano incessantemente da mezza Italia. I pianti e le morti. Dopo i 13 morti delle prime ore, a fine anno se ne conteranno 32 oltre a numerosi feriti.

Poi un processo che sembrava non iniziare mai, fino alla sua prima udienza, il 13 novembre del 2013. Un’udienza iniziata, per i familiari, psicologicamente nel peggiore dei modi, con la rinuncia dello Stato italiano a costituirsi parte civile. Un processo dove emerse che quella di Viareggio fu una strage “venuta da lontano”, figlia di tante falle nel sistema dei controlli del materiale rotabile circolante sulla rete ferroviaria europea e dove già in quattro incidenti avvenuti nell’arco di circa 50 giorni prima di quello di Viareggio si era rischiata la tragedia.

«Il 29 giugno è una data scolpita nella mia memoria, nella memoria dei viareggini e di gran parte dei cittadini della provincia di Lucca – commenta il presidente della provincia di Lucca, Marcello Pierucci – La Provincia è sempre stata vicina alle famiglie delle vittime e si è subito costituita parte civile nel lungo processo apertosi nel 2013 e che si è concluso pochi giorni fa con la sentenza definitiva della Cassazione, che ha rigettato i ricorsi presentati dagli imputati con la conferma definitiva delle condanne decisa dalla suprema corte. Come amministrazione provinciale siamo sempre stati dalla parte di chi nulla ha potuto contro un disastro che si sarebbe potuto evitare, che si sarebbe dovuto evitare».

La camminata ha visto la presenza di tanti protagonisti della vicenda. Come i ferrovieri che si sono spesi per la ricerca della verità, tra cui Riccardo Antonini, operaio addetto alla manutenzione diventato un simbolo per la sicurezza in ferrovia. Dopo essersi schierato al fianco dei familiari come perito e non solo, sarà licenziato in tronco dal gruppo Ferrovie dello Stato per il quale aveva lavorato tutta la vita.

«La mia vicenda è indissolubilmente legata a questa strage, perché senza questa strage io sarei andato in pensione con i miei anni – ricorda Antonini- Il mio non è stato solo un licenziamento per avere rivendicato sicurezza, ma un licenziamento per essermi mobilitato a fianco dei familiari nella ricerca di verità e giustizia. Questa è la gravità».

Durante il corteo non sono mancati striscioni ricordanti le condanne definitive confermate dalla Cassazione agli imputati lo scorso 25 giugno, tra cui Mauro Moretti, ex amministratore delegato del gruppo Fs oggi in carcere a Orvieto. Poi, all’arrivo davanti alla Casina dei Ricordi, il fabbricato allestito nei giorni seguenti alla strage per raccogliere pensieri e ricordi per le vittime, la pioggia inizia a scendere copiosamente. Ma nessuno abbandona. «Nonostante la pioggia siamo qua – ha detto prendendo parola sul palco Daniela Rombi, presidente dell’associazione dei familiari Il mondo che vorrei – L’uscita della sentenza ha cambiato tutto, ma avremmo voluto dedicare questa commemorazione ai 10 immigrati morti nella strage, visto che siamo in un periodo nel quale si parla di remigrazione e non è questo il mondo che vorremmo. Questa strage sbatte in faccia che le vittime del profitto sono tutte uguali. Il processo si è concluso con le condanne e la giustizia, anche se parziale, è arrivata».

Poi la lettura dei nomi delle persone morte a seguito di quanto accaduto quella maledetta sera: Aziza Aboutalib, Hamza Ayad, Iman Ayad, Mohammed Ayad, Federico Battistini, Nadia Bernacchi, Claudio Bonuccelli, Abdellatif Boumalhaf, Nouredine Boumalhaf, Roberta Calzoni, Rosario Campo, Maria Luisa Carmazzi, Magdalena Cruz Ruiz Oliva, Andrea Falorni, Alessandro Farnocchia, Antonio Farnocchia, Marina Galano, Ana Habic, Elena Iacopini, Mauro Iacopini, Stefania Maccioni, Ilaria Mazzoni, Michela Mazzoni, Emanuela Menichetti, Emanuela Milazzo, Angela Monelli, Rachid Moussafar, Sara Orsi, Lorenzo Piagentini, Luca Piagentini, Mario Pucci, Elisabeth Silva.

Nomi che venivano accompagnati dal fischio dei treni ogni volta che questi passavano dalla vicina stazione viareggina. Ogni treno che è passato in tutto il 29 giugno da Viareggio, infatti, ha fischiato, come a ricordare quel che era accaduto. Un lamento metallico, per non far dimenticare chi oggi non c’è più. Ma che un briciolo di giustizia potrebbe aver dato loro la pace.