Gente senza qualità spinta in alto per fedeltà

La Fifa ha cancellato la squalifica di Folarin Balogun, l’attaccante degli Stati Uniti espulso l’1 luglio contro la Bosnia. Il perché lo ha spiegato Donald Trump: aveva telefonato a Gianni Infantino per chiedere una revisione. Dal 1962 non si vedeva un rosso ai Mondiali cancellato.

Infantino giura che i suoi giudici “sono indipendenti”, poi ammette la telefonata e la racconta come una cortesia tra pari. L’Uefa parla di linea rossa superata, il Belgio si dice sbigottito. Trump, da parte sua, si gode il regalo e chiama il presidente Fifa «un uomo sveglio e duro».

Era prevedibile. A dicembre lo stesso Infantino aveva inventato un “Premio Fifa per la pace” da consegnare a Trump. È l’uomo che nel 2018 sedeva tra Vladimir Putin, oggi ricercato dalla Corte penale internazionale, e Mohammed bin Salman, e che ha portato i Mondiali in Qatar e in Arabia Saudita. Un ex investigatore della Fifa, Mark Pieth, lo ha chiamato servo dei peggiori autocrati.

Lo stesso servilismo tiene in piedi la Nato. Mark Rutte la guida da meno di due anni con un metodo solo, adulare. A giugno ha portato alla Casa Bianca una lavagna dorata sui miliardi europei per le armi, ha chiamato Trump «leader del mondo libero», un anno prima lo aveva paragonato a un «papà». E Trump lo tiene lì proprio per questo: «Non ci serve il vostro denaro. Voglio lealtà».

È l’epoca dei servi. Gente senza qualità spinta in alto per fedeltà, lobbisti scambiati per esperti, difensori dell’indifendibile pronti a perdere la faccia pur di restare fedeli. Il pallone e la guerra hanno lo stesso arbitro, e fischia sempre per chi comanda.

Buon martedì.

Foto di Jon Tyson su Unsplash