Nel libro L’invenzione del monoteismo i sei autori indagano le origini storiche del pensiero religioso mostrando come abbia contribuito a legittimare, nei secoli, derive autoritarie e subordinazione femminile

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, più comunemente citata come la Carta di Nizza, all’articolo 10 garantisce ad ogni persona il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, e dunque la libertà di religione è un diritto umano tutelato dalle convenzioni internazionali. In quella parte di mondo dove gli ordinamenti giuridici riconoscono al diritto la funzione primaria di garantire e tutelare i diritti umani, chiunque può aderire e professare una religione, e chiunque deve essere tutelato nel non professarne alcuna, anche se quest’ultima declinazione dell’articolo 10 sconta, nella sua concreta attuazione, una tutela meno incisiva e si scontra con prassi, aspettative culturali e politiche sociali che tendono a privilegiare la dimensione confessionale rispetto a quella della non credenza. Ne deriva un’asimmetria che rischia di compromettere il principio di uguaglianza e di neutralità dello Stato nei confronti delle diverse convinzioni religiose e filosofiche. Recentemente un professore associato di Letteratura cristiana antica presso l’Università degli Studi di Milano, ha intrapreso una interlocuzione con la Conferenza episcopale italiana per «favorire la posizione curriculare degli insegnamenti biblici strutturandone più organicamente la presenza nella formazione universitaria». Per quanto questo professore abbia precisato che «in quanto docente» è «chiamato a custodire la natura e l’identità laica degli insegnamenti universitari in Italia» tuttavia non ha potuto nascondere che «la Cei guarderebbe a questo incremento degli studi del tutto positivamente».

Non è difficile prevedere che, in un tale contesto, le esegesi bibliche molto probabilmente saranno compiacenti verso una casta clericale che sulla Bibbia fonda il suo potere politico e sociale ma soprattutto economico, mentre in un contesto accademico la ricerca storica, l’archeologia, la filologia, la filosofia e le scienze sociali dovrebbero avere il compito

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