Dalle primarie del Michigan a quelle di New York, progressisti e socialisti democratici conquistano candidature decisive. E aprono la corsa interna per le presidenziali del 2028, sfidando lobby filo-israeliane e apparati centristi dei Dem

Le primarie del Partito democratico Usa del 2026 segnano una svolta storica. Progressisti e socialisti democratici registrano un’ondata di vittorie a ogni livello istituzionale - federale, statale e locale. Il processo ha accelerato dopo che Analilia Mejia ha blindato la nomination per l’11° distretto del New Jersey il 2 giugno, mentre Adam Hamawy ha conquistato l’affollata primaria nel 12° distretto per succedere a Bonnie Watson Coleman.

L’ala radicale non viene più percepita come una frangia isolata, ma ridefinisce l’identità del partito, imponendo una nuova agenda politica nazionale.

Oggi, i candidati che corrono su piattaforme di sinistra occupano cariche importanti e montano campagne competitive, sfidando direttamente le lobby, le corporation e le strutture centriste. Dopo le difficoltà del 2022 e del 2024, la sinistra vive una rinascita elettorale sia nelle roccaforti storiche - blue areas - sia nei collegi contendibili - purple areas -, aprendo la strada alla possibilità di condizionare la corsa presidenziale del 2028.

Geopolitica del voto: i successi e i laboratori sul territorio

Il radicamento della sinistra si riflette in una serie di vittorie strategiche distribuite in territori molto diversi tra loro. Il Michigan

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