La sigla di Ludwig comparve per la prima volta il 4 novembre 1980 per rivendicare con un comunicato tre delitti commessi tra l’agosto del 1977 e il dicembre del 1979: un nomade bruciato in un’automobile a Verona, un omosessuale massacrato a coltellate a Padova e, con identiche modalità, un tossicodipendente a Venezia.
Con la medesima sigla furono firmati negli anni successivi l’assassinio di una prostituta a colpi di ascia e martello a Vicenza nel dicembre 1980, di un giovane nel rogo di un ricovero per sbandati a Verona nel maggio 1981, di due frati uccisi a martellate a Monte Berico (Vicenza) nel luglio 1982, nonché di un terzo a Trento nel febbraio 1983 con un punteruolo conficcato alla base del collo su cui era stato applicato un crocifisso.
Il fatto criminale più eclatante e sanguinoso fu però quello di poco più di un anno dopo, quando, il 14 maggio 1983, Ludwig si attribuì l’incendio dell’Eros Sexy Center di viale Monza a Milano, un cinema a luci rosse. All’interno del locale furono sversati 25 litri di benzina che prese immediatamente fuoco. Tra atroci sofferenze perirono in sei nell’arco di dodici giorni, cinque spettatori e un passante che era intervenuto per portare aiuto.
L’ultimo atto in ordine di tempo fu un altro rogo, commesso il 7 gennaio 1984 a Monaco di Baviera, quando Ludwig firmò l’incendio della Liverpool Sex Diskothek. Un morto e sette feriti.
Le rivendicazioni erano scritte con caratteri pseudorunici. In alto, nei comunicati, era disegnata un’aquila su una svastica sormontata dalla scritta «Ludwig», in basso compariva il motto «Gott mit uns» («Dio è con noi»), il motto delle SS.
Indagini, condanne e l’ombra del terzo uomo
«L’organizzazione», come si autodefinì Ludwig nel primo comunicato, fu intercettata il 4 marzo 1984 mentre cercava di appiccare il fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere (Mantova), al cui interno si trovavano circa trecentocinquanta ragazzi. A essere fermati in flagranza furono Wolfgang Abel e Marco Furlan, venticinque e ventiquattro anni, due giovani della Verona bene. Il primo, laureato in matematica, nato a Monaco di Baviera, figlio di un manager di una grossa compagnia assicurativa tedesca; il secondo, figlio di un primario di chirurgia plastica. Alla fine dei tre gradi di giudizio, nel febbraio 1991, furono riconosciuti colpevoli di dieci dei quindici omicidi di cui erano stati accusati e condannati a 27 anni di carcere con l’attenuante del vizio parziale di mente. Nonostante più di un testimone avesse riferito di aver visto in azione tre ragazzi e non solo due, non si individuarono altri componenti. Per la giustizia italiana Ludwig si riduceva a loro soltanto, a due individui, peraltro semifolli. Una seconda indagine dei primi anni Novanta non approdò a nulla.
Una setta legata a Ordine Nuovo
Giampaolo Stimamiglio, dirigente di Ordine Nuovo di Verona, già a metà degli anni Novanta riferì, nell’ambito delle indagini sulla strage di piazza della Loggia a Brescia, che Ludwig in realtà non era altro che un’emanazione proprio di Ordine Nuovo, formatasi con elementi assai giovani, di cui facevano parte, oltre ad Abel e Furlan, anche altri. Fece dei nomi, tra questi quello di Marco Toffaloni. Lo ribadì nel 2011, sostenendo che costui, all’epoca quasi diciassettenne, gli avrebbe confidato di aver avuto un ruolo «non marginale» il 28 maggio 1974 a Brescia. «Mi raccontò», questa la sua testimonianza, «che la mattina dell’esplosione della bomba si trovava in piazza Loggia». Da qui una nuova inchiesta sulla strage, con la condanna a trent’anni per lo stesso Toffaloni (si attende solo la Cassazione), ma anche l’emergere di nuovi spiragli di luce sul livello occulto di Ordine Nuovo veronese, organizzazione nazifascista dedita a pratiche esoteriche, contigua ad Ananda Marga, una setta di origine indiana fondata negli anni Cinquanta (con una svastica nel simbolo), presente in vari Paesi e approdata a Verona tra il 1974 e il 1975, ma ispiratrice anche di realtà di stampo provocatorio come le cosiddette Ronde Pirogene Antidemocratiche e i Nuclei Sconvolti per la Sovversione Urbana, costituitisi a loro volta sulla base della teoria del «fuoco purificatore», per «la soppressione fisica di tutti gli esseri abbietti, impediti, paraplegici, sottosviluppati», i cosiddetti “subumani”, il punto centrale del programma di Ludwig.
Le Ronde Pirogene Antidemocratiche, nel maggio 1989, subirono arresti e perquisizioni a Bologna per l’incendio, nei mesi precedenti, di circa duecento utilitarie parcheggiate per le vie della città. Toffaloni stesso fu indagato. Si accanivano sui beni materiali. Non così Ludwig, che assassinò e praticò lo stragismo. Il rogo dell’Eros Sexy Center, con le sue sei vittime, è stato la strage più grave a sfondo politico compiuta a Milano, seconda solo a piazza Fontana. I neonazisti di Ludwig, legati all’estrema destra veronese, ne furono gli autori. Volevano punire dei “viziosi”. Un’azione riconducibile a un’ideologia basata sull’affermazione di una “razza” superiore di uomini.
L’autore: Saverio Ferrari dal 2000 dirige l’Osservatorio democratico sulle nuove destre
*-*
Il docufilm Ludwig – Gli angeli neri è prodotto da B&B Film per Hearst Networks Italia. Regia di Simone Manetti, autori Giuseppe Bentivegna e Raffaele Brunetti. Sarà disponibile da martedì 27 ottobre alle 22.00 su Sky Crime, on demand e in streaming su Now.





