In quest’epoca come si può agire per tutelare il lavoro rendendolo sostenibile e non in conflitto con l’ambiente? Come si può puntare alla qualità del lavoro e alla tutela della persona? Come si deve agire per fermare il fenomeno dei working poor, dei lavoratori poveri, che in Italia sono più di tre milioni?
Da laico voglio ricordare quanto affermato nell’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV per dire che, come umanità, siamo di fronte a un bivio: o innalzare una nuova torre di Babele o ricostruire, citando la Genesi, le mura di Gerusalemme. Penso che dobbiamo unire politica, istituzioni, università, cultura, parti sociali e cittadini di buona volontà democratica per ricostruire le mura di Gerusalemme, se non vogliamo perderci definitivamente.
Per questo obiettivo, nel nostro piccolo, ci siamo messi concretamente al lavoro. Il 15 e 16 ottobre, a Venezia, l’Università Ca’ Foscari e l’associazione Lavoro&Welfare, con la partecipazione dell’Ilo (l’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite), hanno dato vita alla prima edizione del “Festival internazionale delle relazioni industriali”, dedicata a “Lavoro e sostenibilità”. Siamo particolarmente fieri del risultato di questo appuntamento che si è concentrato su quello che è il nuovo orizzonte della tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori.
Come ha ricordato nel suo saluto di apertura il rettore di Ca’ Foscari, Marco Sgarbi, «non può esserci sostenibilità ambientale senza sostenibilità sociale, né sviluppo duraturo senza un lavoro dignitoso, sicuro e giustamente tutelato. Interrogarsi su questo nesso significa interrogarsi sul tipo di società che vogliamo consegnare alle generazioni future».
Per due giorni abbiamo, perciò, messo a confronto un nutrito gruppo di esperti italiani e internazionali: accademici, giuristi, sindacalisti del lavoro e delle imprese, manager, responsabili istituzionali. Tra questi il ministro del Lavoro Marina Calderone e il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, e, in chiusura, il direttore della Caritas italiana, don Marco Pagniello, che hanno animato un dibattito alto e vasto nei contenuti. Vogliamo esprimere una sincera soddisfazione perché tale ricerca è l’espressione stessa della missione dell’associazione Lavoro&Welfare e perché la partnership con il Dipartimento di Diritto del lavoro di Ca’ Foscari e con l’Agenzia Onu per i diritti dei lavoratori è stata un successo nell’elaborazione e nella sintesi.
Qual è il succo di questo laboratorio per l’innovazione delle relazioni industriali? Considerare il lavoro come espressione della persona umana è la nuova frontiera della sostenibilità: il lavoratore va tutelato non solo come subordinato o autonomo, ma in quanto persona che lavora. La cronaca ci ricorda tragicamente quanto sia urgente giungere a una tale forma di tutela. Tra i tanti, basta ricordare l’episodio più recente: Salvatore Calignano, operaio edile di 61 anni, è stato trovato agonizzante in strada a Caivano il 2 ottobre. Secondo le prime indagini lavorava senza contratto regolare, sarebbe caduto da circa dieci metri mentre operava su un tetto e, invece di essere soccorso, sarebbe stato spostato e abbandonato in una strada isolata.
Di fronte a simili orrori è questione di civiltà ampliare l’approccio alle relazioni industriali, per andare oltre salute, sicurezza e salario. La prospettiva europea sulla sostenibilità include tutti i lavoratori nella “forza lavoro” dell’impresa e si fonda sui diritti umani. Considerare i diritti del lavoro come diritti umani significa renderli più universali, più internazionali e più resilienti rispetto alle ragioni dell’economia.
Nel merito di tale argomento si deve accendere la luce sulla direttiva europea Corporate sustainability due diligence directive (Csddd, direttiva Ue 2024/1760). Anche se essa è stata mitigata e ridotta nella sua portata con una riforma approvata nel 2026, impone alle imprese di prevenire, mitigare o ridurre al minimo gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente, sia nelle proprie attività sia nelle catene del valore a cui partecipano. Tra i diritti umani da garantire ci sono quelli sul lavoro minorile, il lavoro forzato e le condizioni di lavoro non sicure. L’Italia deve ancora recepire la direttiva nella propria legislazione e, dopo la riforma, il termine di recepimento per gli Stati membri è stato portato al 26 luglio 2028, mentre gli obblighi si applicheranno dal 26 luglio 2029. Seguiremo con attenzione questo processo.
Come seguiremo con entusiasmo il percorso di questo nuovo fronte di sviluppo e affermazione dei diritti di chi lavora per vivere. Uno sviluppo quanto mai necessario in un tempo nel quale il capitalismo corsaro degli oligarchi digitali e dei regimi totalitari svilisce sempre più il valore della vita di chi lavora e la funzione sociale e civile del lavoro stesso.
L’autore: Cesare Damiano, già sindacalista e parlamentare in tre legislature, è stato ministro del Lavoro ed è presidente dell’associazione Lavoro & Welfare
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