A cento anni dalla nascita, la lezione urbanistica del grande giornalista e ambientalista è attuale più che mai. Un esempio? Il progetto del Parco storico-archeologico dell’area centrale, dei Fori e dell’Appia antica. Da riscoprire e portare avanti

Si può affermare che Antonio Cederna sia la metafora dell’impegno di tutta una vita per la salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale del Paese, portato avanti instancabilmente attraverso una immensa produzione di articoli, libri, scritti, interviste, iniziata sistematicamente sulla rivista Il Mondo, dal 1949 al 1966, poi sul Corriere della Sera e quindi su La Repubblica e L’Espresso; inoltre, nella partecipazione all’attività delle associazioni, a cominciare da Italia Nostra, e nel ruolo politico svolto da consigliere comunale e deputato.
Negli anni di collaborazione con Il Mondo si delinea il perimetro dei suoi interessi che, in fondo, coincidono con l’urbanistica moderna: moderna è l’aggettivo che Cederna non dimentica mai di abbinare all’urbanistica che ama. Un’urbanistica dagli orizzonti vastissimi: tutto lo spazio vissuto dall’uomo, la sua storia, le sue regole. Come esprime nell’introduzione del libro I vandali in casa (prima edizione 1956, nuova edizione Laterza curata da Francesco Erbani nel 2006), testo fondativo della moderna cultura urbanistica in cui Cederna sostiene l’inscindibile unitarietà degli insediamenti storici. Impostazione ripresa e perfezionata nella relazione scritta con Mario Manieri Elia per il famoso convegno di Gubbio dell’Ancsa, Associazione nazionale centri storico artistici, del 1960.
A Roma Cederna dedica il meglio di sé. «La mia Roma è quella che ci deve essere e quindi bisogna dare ogni sforzo perché diventi quella che deve diventare e non quella che molti cercano di distruggere»: così risponde in una intervista sulla rivista Ieri oggi e domani nel 1992.
Per Roma vogliamo ricordarlo, specialmente, nella circostanza dei cento anni della sua nascita (Milano 1921), rileggendo e facendo conoscere i suoi scritti affinché intervenga ancora, esortandoci (come usava fare) a non dimenticare che dobbiamo occuparci di Roma, indicando modelli e soluzioni possibili da attuare, per costruire con pazienza e coraggio il cambiamento.
I suoi scritti sono ancora vibranti e di piena attualità; ne possiamo usufruire anche grazie all’Archivio conservato presso l’Appia Antica, a Capo di Bove, disponibile on line (www.archiviocederna.it), e alle realizzazioni tecnologiche, come la storymap con la geolocalizzazione degli articoli, curata dal figlio Giulio.
Due suoi libri, Mirabilia urbis (Einaudi) e Mussolini urbanista (Laterza), trattano solo della capitale e senza misericordia: «Un’orrenda contraffazione di città», è una delle definizioni. Ma pochi hanno amato Roma con la sua lucida passione. L’idea che Cederna aveva della capitale del terzo millennio l’ha disegnata compiutamente nella proposta di legge per Roma capitale dell’aprile del 1989, nel ruolo di deputato indipendente del Pci, con una relazione che è…


L’articolo prosegue su Left del 3-9 dicembre 2021

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