In Iran la protesta laica, per la libertà e la democrazia, contro il regime teocratico degli ayatollah non si ferma, anche se - mentre scriviamo - è scomparsa dai media mainstream, dopo la feroce repressione dei manifestanti, compiuta a porte chiuse dal regime che ha imposto un black out di internet. Dopo l’onda verde e il movimento donna vita libertà, la società civile iraniana si è alzata in piedi in modo oceanico. Ma sappiamo quanto gli ayatollah e i pasdaran siano difficili da scalzare. E di certo non ha aiutato Trump. Per capire cosa sta accadendo ma soprattutto quali scenari si potrebbero aprire, siamo tornati a interpellare un grande scrittore, l’iraniano, rifugiato in Olanda, Kader Abdolah (pseudonimo per questioni di sicurezza, composto dai nomi di due suoi compagni di lotta uccisi dal regime teocratico). Da poco è uscito il suo affascinante libro Quello che cerchi sta cercando te (Iperborea) dedicato al poeta persiano Rumi e al tema della migrazione e dell’esilio. Lo scrittore sarà a Roma il 26 febbraio (Spazio Sette) e il 28 febbraio al festival Testo di Firenze.
Kader Abdolah, da giovane lei ha combattuto prima contro lo Scià e poi contro Khomeini. I suoi compagni e suo fratello furono uccisi. Come vive questi giorni di disumana repressione delle proteste in Iran da parte del regime?
Guardo quei giovani con un misto di gioia, orgoglio e dolore. Gioia e orgoglio, perché sono coraggiosi. Mettono le loro giovani vite inesperte sulla linea del fuoco, per la libertà. Sono una nuova generazione come eravamo noi ma molto diversa dalla nostra. Noi eravamo la generazione della telefonia via cavo, della radio e dei piccoli televisori in bianco e nero. Loro sono la generazione di internet, dei satelliti, dei viaggi su Marte, di Chatgpt e di TikTok. Vogliono raggiungere tutto rapidamente, alla velocità di una ricerca su internet. Ma nella realtà purtroppo non è possibile. Sono un po’ geloso di loro.
Cosa pensare degli interventi del figlio dello Scià e di Trump?
Sono molto arrabbiato, sono persone sconsiderate e pericolose. Il figlio dello Scià vive negli Stati Uniti e invoca la distruzione: “Bruciate tutto! Sto arrivando. Il caro Trump verrà con me. Ci sostiene”. Questo è profondamente doloroso per me. Non è così facile distruggere il regime iraniano. E sarebbe una vergogna per il popolo iraniano se Trump dovesse “liberare” l’Iran. Gli iraniani sono un popolo molto orgoglioso. In quel Paese antico è successo di tutto. Abbiamo visto passare sulla nostra amata terra i nemici più pericolosi della storia fin dai tempi di Alessandro Magno e di Gengis Khan. Penso che le proteste in Iran oggi siano state - e siano tuttora - un altro grande passo verso la libertà, che il popolo iraniano conquisterà con le proprie mani.
Questo movimento è diverso dalle precedenti ondate di protesta?
Sì è molto diverso. Il regime ha capito che è estremamente pericoloso per la propria sopravvivenza ed è andato all’attacco: molte persone sono state uccise. Questo è accaduto anche perché Trump e il figlio dello Scià hanno abusato delle proteste del popolo iraniano e hanno dato false speranze. Hanno detto che sarebbero arrivati “stanotte”, che avrebbero distrutto completamente il regime iraniano. Tanti giovani ci hanno creduto. A causa di quella falsa speranza, si sono precipitati. E il regime li ha uccisi. Migliaia
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