Il 17 febbraio Left compie vent'anni. Abbiamo pensato di ripubblicare tutti gli articoli della rubrica Trasformazione di Massimo Fagioli nella sua forma originale, con le foto e le grafiche come sono cambiate nel tempo. In questo numero di febbraio e negli altri 10 che seguiranno troverete la riproduzione fedele di ciò che fu pubblicato su Left in 11 anni, dal febbraio 2006 al febbraio 2017

Left compie 20 anni. Era il febbraio del 2006 quando comparve in edicola un nuovo settimanale che rinasceva dalla storia di Avvenimenti. Un nuovo nome e un nuovo vestito, portandosi appresso una storia di cercare, testardamente, una soluzione al dilemma mai concluso di trovare un modo nuovo di fare politica.

Il vecchio Avvenimenti fu fondato nel 1989. Diceva di voler garantire un giornalismo indipendente. Io penso invece fu fondato perché era il 1989, la caduta del muro di Berlino sarebbe arrivata alla fine dell’anno ma la crisi del socialismo reale era ormai evidente. L’impostazione teorica che aveva retto per quasi 100 anni la metà del mondo non aveva funzionato. E questo portava con sé una crisi delle sinistre. Come fare a rinnovarsi e con quali idee? Era proprio impossibile pensare ad altro che non fosse un sistema sociale basato sulla competizione economica del capitalismo? Perché il socialismo reale non aveva funzionato? Era solo un fenomeno economico e di esecuzione “sbagliata” oppure c’era un problema teorico di fondo?

Penso che l’intenzione, nemmeno poi tanto nascosta, fosse di fare ricerca a partire dalle inchieste, per smascherare le malefatte e la corruzione del potere economico e politico per dimostrare la disfunzionalità dell’economia capitalista, e dalla cultura, che doveva essere evidentemente la sorgente delle idee nuove. Per diversi anni Avvenimenti ebbe un grande successo. Poi arrivò la crisi economica ed editoriale. Ma forse fu anche una crisi dovuta ad una non sufficiente critica verso le idee che ormai erano il passato. Non riuscire a comprendere che non era sufficiente cambiare nome e vestito ad una linea politica se non si comprendeva più a fondo il perché la sinistra era in crisi. E questo non comprendere significava anche confondersi e pensare che liberalismo fosse un sinonimo di libertà. O non capire che l’uguaglianza tra gli uomini, il pensiero cardine della sinistra, emerso con fatica nel corso di secoli accettando gradualmente un’uguaglianza mano a mano sempre più universale, era parziale nella sua definizione perché in difetto della comprensione del perché gli esseri umani sono uguali. La realtà dell’uguaglianza biologica non è infatti sufficiente per contrastare il razzista perché non ci dà nessuna possibilità di comprensione sul perché il razzista pensi di essere superiore ad altri. Si possono dare tante, tantissime definizioni di uguaglianza tra gli esseri umani o tra gruppi di essi. Il pensiero cristiano concepisce l’uguaglianza come derivata dal fatto di avere rapporto con dio. Ma è evidente che ciò implica che un ateo o un non cristiano, che non hanno rapporto col dio cristiano, non sono uguali ai cristiani e non possono quindi essere considerati veramente umani. Oppure si può pensare ad una uguaglianza di mezzi. Per esempio, i sostenitori della libertà di possedere armi dicono che è l’essere armati che rende tutti uguali, una possibilità uguale per tutti di ammazzare gli altri. Ma è evidente che questa definizione, che possiamo definire fascista, concepisce la violenza e la sopraffazione come unica possibilità di rapporto con gli altri, cosa evidentemente falsa. Oppure ancora l’uguaglianza di mezzi può essere declinata in termini di ricchezza economica, come nella democrazia ateniese, ed ecco la conclusione che chi non ha una determinata ricchezza non è veramente umano. Un pensiero che creava contraddizioni drammatiche già nel mondo ateniese del V secolo a.C. e che ha ancora meno senso al giorno d’oggi. Ma senza arrivare ad estremi che hanno perso il loro senso dopo la Rivoluzione francese, anche le definizioni più laiche e moderne mancano di qualcosa. Si pensa alla realtà al pensiero razionale come ciò che definisce l’umano. Ma di conseguenza chi non è razionale, come il bambino e la donna, non sarebbe uguale agli altri, non sarebbe in verità un essere umano.

La ricerca di una nuova politica di sinistra non ha fatto alcuna critica verso il “normale” pensiero sull’essere umano. Nessuno si pose il problema dell’umano come solo razionale, nessuno pensò fosse una definizione parziale che andava rivista.

In effetti nessuno pensò mai che fosse possibile fare una ricerca sulla realtà umana che non fosse ripetizione di quanto già fatto. Il pensiero religioso, cristiano in particolare, bloccava ogni ricerca. L’uguaglianza era quella davanti a dio per cui l’unica cosa da correggere era una disuguaglianza di mezzi. Si poteva pensare al corpo, all’economia, ci si poteva arricchire a dismisura. Ma nessuno mai doveva mettere in discussione un’origine maligna degli esseri umani, il peccato originale che poteva essere tenuto sotto controllo solo dalla religione o per i più snob che non volevano confessarsi, da qualche seduta di psicoanalisi.

È difficile mettere in crisi se stessi e c’è chi riesce a non entrare in crisi mai, chi riesce a continuare a non vedere, accecandosi e, purtroppo, cercando di accecare gli altri.

Ma la realtà del mondo cambia, la storia va avanti e non aspetta nessuno. Nuove nascite, nuovi popoli, nuove culture si muovono nel tempo e nello spazio e fanno realtà nuove.

Così come quelli che pensano che niente mai cambierà, che tutto resterà come loro vogliono che sia, alla fine scompaiono e la storia continua il suo corso inesorabile. Nel 2006, Avvenimenti cambiò nome e vestito e cambiò anche pensiero. Per trovare e proporre idee nuove era necessaria una ricerca nuova sugli esseri umani. Gli ideatori di questa nuova pubblicazione, Simona Maggiorelli, allora redattrice di Avvenimenti, con Ilaria e Luca Bonaccorsi, insieme ad Ivan Gardini, conoscevano bene una ricerca sull’essere umano che andava avanti da 30 anni con l’Analisi collettiva. Era una storia iniziata nel 1975-1976 in maniera spontanea, come richiesta irrazionale dell’interpretazione di sogni raccontati allo psichiatra che aveva scoperto la pulsione di annullamento e teorizzato la dinamica della nascita umana, quella dinamica fisico-psichica che crea la mente umana come reazione biologica allo stimolo luminoso che colpisce la retina dell’occhio.

Il nuovo nome Left conteneva nel suo essere un acronimo la linea editoriale nuova: Libertà, Eguaglianza, Fraternità e Trasformazione. Ricominciare dalla Rivoluzione francese e dalla libertà della ragione e della materia dall’alienazione religiosa, a cui affiancare un pensiero nuovo di possibilità di trasformazione psichica dell’essere umano, idea irrazionale e quindi incomprensibile alla ragione, della possibilità di modificare in maniera totale la mente per cui il precedente scompare per permettere la comparsa, la creazione, di un pensiero nuovo. Trasformazione del pensiero che significa possibilità di realizzazione ma anche possibilità di cura della malattia mentale; possibilità di liberarsi dal vincolo millenario della religione e dall’altrettanto micidiale vincolo millenario della ragione come unica possibilità e realtà di pensiero umano. Il 2026 è l’anno in cui ricorrono 50 anni dalla nascita dell’analisi collettiva e sono anche 20 anni da quando fu pensato che quel pensiero dello scopritore della nascita umana dovesse avere uno spazio dedicato alla trasformazione umana, che potesse diventare una ricerca pubblica, senza mediazioni, così come era senza mediazioni il rapporto che aveva avuto per 30 anni con i partecipanti all’analisi collettiva.

Da allora Massimo Fagioli è stato collaboratore di Left per 11 anni ogni settimana, senza mai mancare un numero. La rubrica, pubblicata senza alcuna mediazione o vincolo, se non lo spazio delle due pagine, è stata motivo di conflitto con tanti che evidentemente non sono riusciti ad accettare una libertà di ricerca fatta davanti a tutti, senza alcun filtro, senza alcuna paura di “ciò che non si può e non si deve dire”, senza alienazione religiosa.

L’idea di ripubblicare tutti gli articoli della rubrica Trasformazione nella sua forma originale, con le foto e le grafiche come sono cambiate nel tempo, è di Carla Severini a cui va il mio sentito ringraziamento.

Altrettanto sentito ringraziamento agli eredi di Massimo Fagioli e anche ad Alessandro Ferraro che ci ha concesso di ripubblicare le opere originali che accompagnarono la rubrica per 6 anni. In questo fascicolo e negli altri 10 che seguiranno troverete la riproduzione fedele di ciò che fu pubblicato in 11 anni, dal febbraio 2006 al febbraio 2017. Le annate della rubrica Trasformazione sono state tutte ripubblicate dall’Asino d’oro in forma di libri, ma abbiamo pensato che fosse bello rivedere come fu quella storia nella sua forma originale che fu anche una storia di aggiustamenti e miglioramenti continui della composizione delle pagine. Pensiamo siano un omaggio bello e necessario a Massimo Fagioli che ci ha regalato con essi una ricerca straordinaria in cui ha elaborato pensieri preziosi, soprattutto in questi tempi difficili e confusi. Ma anche un omaggio alla nostra storia e ai lettori che ancora dopo tanti anni ci seguono con passione e interesse.