Al museo Marmottan Monet un percorso tra opere pittoriche e letterarie esplora il mondo misterioso che compare nella mente quando ci addormentiamo, interrogando i sogni e il lato oscuro des Lumières
Arriviamo a Parigi e ci ricordiamo dell’incontro Les Images Nouvelles presso l’Istituto Italiano di Cultura: era il 29 settembre 2006. Proprio lì oggi si trova la mostra fotografica, dal titolo affascinate, L’Istante Infinito, di Lia Pasqualino, artista che ha fatto del ritratto una forma di esplorazione dell’umanità. Ma ancora di più ci polarizza il museo Marmottan, eponimo di una famiglia di collezionisti d’arte che dagli anni Trenta ha lasciato all’Accademia delle Belle arti la propria dimora scrigno di collezioni e oggetti preziosi, anche quanto donato da Michel Monet, ultimo discente diretto del maestro Claude, con capolavori senza tempo della pittura impressionista. Il nostro obiettivo è l’esposizione aperta fino al primo marzo 2026, L’Empire du Sommeil, rassegna che esplora attraverso opere sia pittoriche che scultoree - Rembrandt, Ingres, Delacroix, Füssli, Courbet, Rodin, Monet, Munch, Picasso - sia letterarie - Omero, Dante, Cervantes, Carroll - il sonno e i sogni, il mondo misterioso di chi si addormenta e pensa per immagini. Interessante che vi sia un focus specifico ma non esclusivo sul periodo storico che corre dall’Illuminismo alla Grande Guerra: la curatrice Laura Bossi scrive in proposito che in reazione al razionalismo settecentesco la figurazione, l’iconografia, la ricerca degli artisti avrebbero esplorato anche «il lato oscuro des Lumières» compresi i vari fenomeni ritenuti problematici come incubi, sonnambulismo e insonnia.
Lo stretto ingresso, le pareti blu, le luci soffuse ci avvicinano al tema del «dolce sonno, pura felicità», secondo un passo di Goethe. Qui troviamo le prime opere tra le quali il ritratto di Jean Monet endormi di Claude Monet (1868 circa), Un Martyr, Le Marchand de Violettes di Fernand Pelez (1885), Le Sommeil, buste de femme di Auguste Rodin (1889 circa), Monique assoupie di Henri Matisse (1944) che parlano del sonno come atto fisiologico umano, in comune a bambini e adulti, donne e uomini, indipendente da variabili sociologiche o economiche. Le dueQuesto articolo è riservato agli abbonati
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