Un cerimonia accademica può essere un atto politico. Ieri a Firenze, nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il presidente Sergio Mattarella ha ritirato una laurea honoris causa dalla Scuola di scienze politiche Cesare Alfieri e ne ha approfittato per ricordare che Alexis de Tocqueville aveva già immaginato questo preciso momento storico: un futuro «oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista». Non lasciamo che accada, ha detto. Parole calibrate ma non ermetiche. Basta scavare solo un po’.
Il governo che siede a Palazzo Chigi ha garantito intanto immunità a Benjamin Netanyahu, ricercato dalla Corte penale internazionale, la CPI, per crimini di guerra e contro l’umanità. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiuso la questione con una formula: «Le immunità vanno rispettate». Il diritto internazionale, evidentemente, come dice Tajani “vale fino a un certo punto”, quello oltre il quale scomoda alleanze che conviene non disturbare.
E poi c’è il Board of Peace, l’organismo creato da Donald Trump per gestire il futuro di Gaza fuori dall’Onu. L’Italia ci va, ha annunciato Meloni, ma «solo come osservatori», formula che peraltro lo statuto del Board non prevede nemmeno. Un’adesione sostanziale protetta da un velo di prudenza costituzionale. Sedersi al tavolo di chi smantella il multilateralismo, in qualunque veste, è una scelta che produce effetti.
Mattarella ha citato ieri la «pretesa di agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi». Parole pronunciate all’università, con il governo che nel frattempo le smentisce in tempo reale.
Buon mercoledì.




