Dall’Iran all’Europa, il controllo delle reti decide le sorti dei conflitti e quindi delle libertà dei cittadini. Senza sovranità tecnologica, le democrazie restano esposte a ricatti e guerre

È la fine del 2025 e l’Iran comincia a bollire. Il rial crolla, i prezzi schizzano, la carne sparisce dai frigoriferi del ceto medio. A Teheran, questa volta, a ribellarsi non sono solo studenti o attivisti, ma anche i commercianti del bazar che abbassano le serrande e trasformano un gesto “economico” in uno politico. Le persone scendono in strada chiedendo un cambiamento di sistema. La protesta è anche digitale: si ricorre alle Vpn, i messaggi vengono rilanciati dalla diaspora. A questo punto il potere decide che la rete deve essere chiusa. La sera dell’8 gennaio 2026 l’Iran viene scollegato dal mondo.

Fuori dal Paese cala il silenzio, mentre dentro si stringe la repressione. Le forze di sicurezza aprono il fuoco sulle manifestazioni e riempiono ospedali e carceri. Diventa chiaro ai manifestanti che il telefono non è un megafono, piuttosto rischia di essere un localizzatore, e che i social non sono una piazza, ma possono essere un registro. La protesta cambia forma. Scompaiono i cortei annunciati online. Compaiono appuntamenti comunicati a voce. I negozi diventano nodi informativi, le università centri di trasmissione orale. Il passaparola sostituisce la notifica. Pochi dispositivi satellitari nascosti trasmettono immagini all’estero, mentre la maggioranza dei cittadini non può che passare a una vita offline.

A prescindere dall’esito finale, e dal conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti, le piazze iraniane segnalano un punto centrale: la tecnologia non è neutrale, ma è, senza eccezioni, una leva di potere. Ed è proprio da questa constatazione concreta, non meramente teorica, che è nata la domanda attorno a cui ruota il mio libro Il trilemma della libertà (La nave di Teseo): quale equilibrio può esistere tra Stati, cittadini e tecnologie digitali?

Il caso iraniano rappresenta l’esempio limite di una configurazione repressiva, uno dei tre corni del trilemma: lo Stato, usa l’apparato tecnologico, spesso fornito da imprese, contro la società. Siamo in uno scenario di “libertà soffocata”, dove Stati e compagnie si alleano contro i cittadini. La repressione non avviene più solo nelle strade, ma nelle infrastrutture informative.

La libertà non viene semplicemente vietata, viene resa tecnicamente impossibile.

A partire da qui possiamo immaginare altri assetti. Un secondo scenario è quello della “libertà economicista”, in cui i cittadini

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