La violenza della propaganda serve per ridurre in schiavitù, serve per impedire agli altri di pensare

La politica quanto e come è legata alla comunicazione? Teoricamente politica sarebbe gestione della cosa pubblica, quell’attività che si occupa del bene comune, del pensare a ciò che è il bene di tutti, ciò che permette la realizzazione di ognuno garantendo il vivere insieme, senza prevaricazioni dell’uno sull’altro.
I sistemi sociali si sono evoluti nella storia e tutti essi hanno come fattore comune la ricerca di un vivere insieme stabilendo regole per evitare che alcuni potessero prevaricare altri. I concetti di libertà e di uguaglianza, nelle loro diverse declinazioni, si sono evoluti nella storia e nel pensare e agire politico, sulla base di pensieri di cosa è l’essere umano e quale sia il senso e il significato del suo essere al mondo.
Un dato comune ad ogni organizzazione sociale è lo stare insieme, riconoscersi tra simili. Ma questo non implica di per sé l’idea di un’uguaglianza generalizzata tra tutti gli esseri umani. Il concetto di gruppo dei “pari” è un fenomeno antico che definiva un gruppo di uguali come speciale e quindi più importante di altri e di conseguenza con un’implicita idea di dominio sugli altri. La realtà materiale dura e ostile richiede un’organizzazione razionale per la sopravvivenza. Ma questa organizzazione per la sopravvivenza non implica di per sé, in maniera naturale, che ci sia il dominio di alcuni sugli altri.
Ci può essere una diversità, di possibilità materiali, di capacità e competenze, di conoscenze, che però non impedisce affatto il rapporto che si basa sul riconoscere nell’altro una uguaglianza con ciò che noi siamo. Il più capace può avere rapporto con il meno capace, il più forte con il meno forte, il più competente con il meno competente, perché c’è quella uguaglianza di fondo che riconosce nell’altro qualcuno simile a sé stessi.
Il problema attuale è che questa uguaglianza di fondo che non nega affatto le diversità di ognuno, è qualcosa che viene costantemente annullato, come se non fosse realtà.
“Io sono e chi non è con me non è”, “Noi siamo e gli altri non sono” sono le frasi ripetute costantemente, esplicitamente o meno, insieme a una propaganda scintillante di promesse di un benessere materiale senza limiti. Un benessere fatto di cose luccicanti e morte, che non danno nulla visto che sono solo una realtà materiale inerte. E così è possibile vedere le fotografie di persone che hanno ricchezze oltre l’immaginabile, circondate di ogni possibile benessere, il cui viso tradisce una tristezza ineliminabile per aver perso la vita, destinate ad esaurire il proprio tempo di vita nella solitudine. La violenza della propaganda di una società ideale fatta di esseri umani svuotati della loro realtà umana e poi riempiti di necessità che viene detta desiderio, di oggetti che non possono che essere cose morte, serve per ridurre in schiavitù, serve per impedire agli altri di pensare. Lo scopo dell’essere al mondo sarebbe l’accumulazione di oggetti, sarebbe solo e soltanto la realtà materiale, cosa visibile e quindi pensata come unica possibilità di rapporto con l’esterno. Avere rapporto con gli esseri umani richiede necessariamente un pensiero sull’altro e su stessi come esseri umani uguali, anche senza che questo venga compreso e accettato. Se manca questo pensiero di fondo l’altro è oggetto di cui si può disporre come per ogni altro oggetto. Gli esseri umani sono allora solo materia riempita di qualcosa di astratto (l’anima) che deriva da qualcosa di ancora più astratto (dio). Realtà immutabili, definite a priori, che gestiscono il mondo, compresi gli esseri umani, come quello della chimica e della fisica, secondo leggi immutabili che non permettono nessuna creazione di un nuovo. L’impazzimento di questi propagandisti di disumanità è massimo nel momento in cui credono loro stessi alle bugie che dicono e si convincono di essere i destinatari di una missione definita dal loro dio astratto. Poco importa che sia un dio di una religione o un dio chiamato ragione o danaro. Quello che conta è che esso definisce la vera e autentica realtà umana. Non esiste altro, scompare qualunque possibile idea di realtà umana che non sia emanazione di quello stesso dio di cui ritengono di essere figli. Allora tutto ciò che non corrisponde può essere eliminato, è una realtà fenomenica del tutto irrilevante visto che coloro che sono quella realtà diversa non sono derivazione del dio che è la sola realtà importante.
Quelli che sono illuminati, che sanno, eliminano quelli che non sono per il loro stesso bene, perché ritengono che sia il loro destino. E infatti i nazisti sostenevano che il destino degli ebrei era scomparire per lasciare posto a loro come nuovo popolo eletto, per cui sterminandoli li aiutavano a realizzare il loro destino autentico di essere nel mondo per… non essere. Insomma, gli stavano facendo una cortesia. Credo che sia importante cercare di comprendere meglio queste dinamiche che sono le stesse che oggi muovono chi fa guerre di cui non si riesce a capire il senso, nella misura in cui una guerra possa avere un minimo di senso. Avendo un difficile rapporto con la realtà si dimenticano che la realtà è più complicata di quello che pensano loro. Sia per il fatto che l’onnipotenza militare ed economica che pensano di avere in realtà non è reale. Sia perché le persone non sono un corpo riempito di un’anima spirituale e questo significa che non sono così facilmente manipolabili. Tutti abbiamo un rapporto con la realtà, in particolare con la realtà umana. È una cosa naturale che tutti abbiamo per nascita.
Questa realtà, che non deriva da una realtà astratta ma da una dinamica fisico-psichica ben precisa (cfr, Massimo Fagioli, Istinto di morte e conoscenza, L’Asino d’oro ed.), ha una resistenza che non si fa distruggere così facilmente, anche se può certamente andare incontro a lesioni. Una resistenza che è ciò che realizza il rifiuto per tutto ciò che è disumano, al di là di ogni considerazione razionale. Le religioni e la ragione hanno provato di tutto per toglierci questa istintiva capacità di distinguere il buono dal cattivo, l’umano dal disumano, per toglierci l’idea che è possibile avere la conoscenza e poter vedere e decidere e scegliere cosa è buono e cosa non lo è. Poter esercitare il rifiuto di ciò che non è realtà umana anche se sembra esserlo.
La favola del peccato originale dice questo: che non si può e non si deve scegliere. Chi si permette di aprire gli occhi e vedere è destinato alla dannazione. Come a dire che dobbiamo accettare la violenza come realtà naturale dell’essere umano, dobbiamo accettare di diventare violenti noi stessi, dobbiamo accettare che il nostro destino sia essere guidati perché, ciechi, non potremo mai e poi mai pensare di conoscere e sapere.
Quelle di chi ci vuole così sono realtà umane di chi è andato incontro ad una perdita totale di umanità e vuole che tutti gli altri siano come loro, che tutti perdano la sensibilità del sapere e del sentire e del vedere l’umanità dell’altro sconosciuto, anche se parla una lingua incomprensibile. Il mondo è pieno di cose terribili e brutte, ma gli esseri umani sono molto meglio di come vengono raccontati da chi li vuole controllare. Il racconto degli esseri umani brutti e violenti serve a giustificare la repressione violenta. Serve a giustificare la religione nel suo senso etimologico di vincolo, costrizione morale per evitare che la naturale violenza umana si realizzi ed uccida altri. Peccato che non esiste alcuna naturale violenza originaria. La violenza, la rabbia e l’odio che la creano, emergono quando viene coartata ed uccisa quella realtà originaria che desidera e vuole sapere dell’altro essere umano, che al di là di ciò che è apparente, è un essere umano che cerca rapporto con il suo simile. La rabbia e l’odio sono ciò che i violenti vogliono determinare nelle masse per giustificare le proprie azioni repressive. È questo il veleno pericolosissimo contenuto nella loro propaganda. Noi dobbiamo avere gli occhi aperti, vedere e comprendere queste dinamiche che ci permettono di resistere e rispondere senza rabbia e odio ma esercitando il No del rifiuto. Proprio come è accaduto nel recente referendum sulla giustizia con un No forte e chiaro: non siamo disumani come voi