Una tassa sulle grandi ricchezze potrebbe generare 13 miliardi l’anno e riguardare solo una minuscola élite, pari allo 0,1% della popolazione. Eppure la politica italiana continua a evitarla. Nel suo nuovo libro Riccardo Staglianò spiega perché ma anche cosa si potrebbe fare per aggirare gli ostacoli

Nel suo nuovo libro Tassare i milionari (Einaudi), il giornalista e saggista Riccardo Staglianò riapre il dibattito sulla patrimoniale e sulle crescenti disuguaglianze economiche. Partendo da dati e ricerche internazionali, Staglianò sostiene che una tassa dall’1% al 3% sui grandi patrimoni riguarderebbe appena 50.000 persone in Italia, circa lo 0,1% della popolazione, ma potrebbe generare circa 13 miliardi di euro l’anno: l’equivalente, di fatto, di un’altra legge di bilancio. Risorse che, secondo l’autore, potrebbero essere utilizzate per rafforzare sanità, scuola, welfare e accompagnare la transizione ecologica. Lo abbiamo incontrato per analizzare con lui perché la patrimoniale resti ancora un tabù nel dibattito politico italiano, quali sono i principali miti che la circondano e quale narrazione potrebbe renderla più comprensibile all’opinione pubblica. «Io direi - osserva - che più che nell’opinione pubblica la patrimoniale susciti questa reazione nella classe politica. Lo dico perché ci sono prove in questo senso. Ancora di recente c’è stato un sondaggio commissionato da Oxfam Italia, l’organizzazione la cui proposta di patrimoniale io sostengo nel libro. In quel caso si parla di circa 50.000 persone, cioè coloro che hanno più di 5,4 milioni di patrimonio netto a cui si chiederebbe un contributo dell’1% (fino al 3% per chi ha ricchezze sopra i 20 milioni). Poi ovviamente esistono molte ipotesi diverse: si può mettere l’asticella anche più in alto. Ma questa mi sembra una proposta molto ragionevole perché riguarderebbe una percentuale microscopica della popolazione».

Un sondaggio di Oxfam Italia diceva che oltre il 70% degli italiani sarebbe favorevole a una patrimoniale. Ce n’è poi un altro ancora più recente, di Isi, secondo cui addirittura l’83% degli italiani sarebbe favorevole.

Qui c’è un grande malinteso da parte della classe politica. I politici sono sempre alla ricerca di misure popolari, perché non vogliono essere puniti dall’elettorato. Eppure una misura che riguarderebbe soltanto lo 0,1% della popolazione e che avvantaggerebbe il 99,9% dovrebbe essere, in teoria, una delle più popolari possibili. Il motivo per cui alcuni cittadini sono ancora diffidenti è che la patrimoniale è

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