A Mattino Cinque, il 28 maggio 2026, Giorgia Meloni ha detto una frase che andrebbe incorniciata, anzi inchiodata anche senza cornice: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa». L’ha detto da persona che, ci tiene a precisare, ritiene indispensabile armarsi di più. Eccola qui la confessione, con solo tre anni di ritardo.
Torniamo indietro, a marzo 2023, Aula del Senato, sempre lei: «Giudico puerile la propaganda di chi racconta che l’Italia spende soldi inviando armi sottraendo risorse alle necessità degli italiani, è falso». Poi, luglio 2025, audizione Camera-Senato dopo l’Aia: Guido Crosetto assicurava che «nessun euro verrà sottratto alla sanità, all’istruzione o alla spesa sociale», Antonio Tajani ci mette la firma, dice. Ottobre 2025, Giancarlo Giorgetti in commissione Bilancio non vuole «finanziare la Difesa togliendo risorse ad altre voci di spesa tantomeno sociale».
Quattro voci, tre anni e sullo sfondo una favola: spendere in armi senza togliere a niente. Chi obiettava che i soldi non si moltiplicano veniva trattato da pacifista, ignorante, e Crosetto del resto definiva «vigliacca» l’idea stessa di mettere in concorrenza armamenti e welfare.
Eccoli i numeri: nel triennio 2023-2025 il Servizio sanitario ha perso 13,1 miliardi. La sanità sul Pil è scivolata dal 6,3% al 6%, sarà al 5,9% nel 2027. Nel 2024 quasi un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi. La spesa militare 2025 è arrivata a 32 miliardi, più 12,4% in un anno. Su 2026-2028 l’Osservatorio Milex stima 23 miliardi di spesa militare aggiuntiva.
La verità ora c’è, l’ha detta Meloni in persona. Manca solo che chieda scusa a chi era ignorante. Sì, come no.
Buon venerdì.




