In bella mostra sulla parete dello studio milanese dell’avvocato Renato Maturo c’è una copia della Costituzione, elegantemente incorniciata. L’ha indicata ai cronisti mentre spiegava la merda nella chat di Futuro nazionale che amministra, raccontata ieri da Repubblica: sono quasi trecento iscritti. Mica persone qualsiasi ma gente che conta, dirigenti e capi dei comitati lombardi. Lì dentro la nostra Costituzione è “da buttare nel cesso”, gli ebrei sono “bestie adoratori di Satana” e “pedofili, cabalisti, cannibali”, gli arabi “dovrebbero essere sterminati”, e “ci vorrebbe un altro Valerio Borghese”. Nessuno di quella chat contesta queste affermazioni.
Maturo si difende così: chiunque può entrare, saranno provocatori, sarebbe «come entrare in un bar ed essere responsabile di tutto ciò che dicono gli avventori», e ci spiega che un messaggio in chat, dice, è «aria fritta».
Il 13 giugno, dal palco dell’assemblea costituente, Roberto Vannacci aveva già usato il termine esatto: «Noi rappresentiamo lo scarto, la feccia, ma siamo orgogliosi di esserlo». Feccia, aveva ragione.
E i grandi difensori dell’antisemitismo? Il 4 marzo il Senato ha approvato il ddl sull’antisemitismo del leghista Massimiliano Romeo, quello che pesava parola per parola le piazze per Gaza, e l’hanno votato Italia Viva, Azione e sei senatori del Pd. Nella stessa seduta, sull’ordine del giorno contro i simboli nazifascisti, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia si sono astenuti: mancavano quelli comunisti e quindi niente.
Ora, cinque mesi dopo, l’antisemitismo vero sta nella chat di un partito al sette per cento, e non si leva nemmeno un refolo di protesta. Sul muro dello studio la Costituzione resta appesa, incorniciata e al sicuro: del resto è l’unico posto dove a certa gente non dà fastidio. Basta esibirla e poi calpestarla. Feccia, appunto.
Buon martedì.




