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I Flaming Lips hanno avuto quel coraggio, se volete mescolato a incoscienza e a un pizzico di furbizia, incidendo ogni brano di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band in un album distribuito in Europa da Bella Union e intitolato “With a Little Help from My Fwends”. Il risultato? Fedele, di una fedeltà perfino eccessiva per suonare radicalmente innovativo, eppure straniante al tempo stesso.

Ci vuole audacia per appropriarsi di una pietra miliare del pop apparentemente leggero e della sperimentazione quale è stato Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. I Flaming Lips hanno avuto quel coraggio, se volete mescolato a incoscienza e a un pizzico di furbizia, incidendo ogni brano di quel disco del 1967 in un album distribuito in Europa da Bella Union e intitolato “With a Little Help from My Fwends” (non è un refuso).

Flaming Lips, With a Little Help from My Fwends, leftIn tutte le canzoni la band di Oklahoma City identificata come autrice di un indie rock alternativo-psichedelico si fa affiancare da sodali, amici, tra i quali Moby, e presenze inaspettate. Il risultato? Fedele, di una fedeltà perfino eccessiva per suonare radicalmente innovativo, eppure straniante al tempo stesso.

Sfoderando sonorità psichedeliche coerenti con la loro carriera, e una copertina visionaria in sintonia con il loro sound, dopo aver rivisitato i King Crimson e un altro monumento quale “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, i Flaming Lips hanno dunque inserito nel loro orizzonte la creatura dei Fab Four. Così quel canto all’amicizia, al rispetto e all’accettazione che è “With a Little Help with my Friends” nelle mani del frontman Wayne Coyne e compagni resta beatlesiana nelle distorsioni molto personali di voci e chitarre mentre “Lucy in the Sky with Diamond” si fa quasi rock progressive e, a tratti, rumoristica.

I Flaming Lips sembrano porgere un occhio di riguardo al pop odierno più appariscente coinvolgendo in ben due brani – la “Lsd” appunto e “A Day in the Life” – Miley Cyrus, la popstar della provocazione sessuale sul palco. Una mossa per attirare più attenzione? È possibile. Eppure, curiosamente, nel brano conclusivo l’ex stellina Disney inserisce sussurri molto sensuali che aggiungono qualcosa.

Va da sé che i Flaming Lips si sentono più figli di Lennon che di Mc-Cartney. E se in alcuni passaggi non avrebbe guastato minor enfasi, l’album ribadisce come il pop e il rock abbiano una storia plasmabile a posteriori al pari di quanto accade nel jazz o nella cosiddetta musica colta, e conferma che i musicisti potranno pescare a lungo nell’oceano sonoro dei Beatles come sosteneva il compositore Luciano Berio.

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