Da una parte i campi delle risaie e dall’altra i palazzoni popolari dell’Aler. Siamo nella periferia Sud-Ovest di Milano nel giorno del Block Party di Marracash. In questa giornata di sole cocente il viaggio dell’autobus 74 è direzione Famagosta: dal centro alla periferia. Non al contrario. Oggi i milanesi sono tutti cittadini del barrio, un crocevia di immigrazioni vecchie e recenti, dove ogni giorno ci si oppone all’abbandono. E si coglie in pieno nelle corse spensierate dei suoi bambini, nei sorrisi dei degli inquilini che ti accompagnano sotto i portici dei palazzoni e che ritrovi per tutto il concerto sui balconi a ballare. L’orgoglio nello sguardo del padre di Mimmoflow, giovane rapper, egiziano di Barona classe 2002, salito sul palco prima del Re, dice tutto. Dice tutto sul senso di stare qui, ballare qui, cantare qui. A due passi dal distretto del design a qualche giorno dagli eventi del Fuori Salone, oggi questo è il centro di tutto. Soprattutto di un movimento che nella musica ha trovato una via d’uscita. Non per tutti, ma per molti rimane un timbro, un grido che si può fare, si può cambiare e si può anche non morire tra le strade buie. Barona è bella nella sua vitalità, Barona è brutta quando si arrende, quando la fatica di vivere in una città escludente, vince. Bruttissima quando sfiora quella finta riqualificazione che rigenera solo il valore della rendita degli sviluppatori immobiliari e poco la comunità. «Restituisco al quartiere un po’ di quello che mi ha dato», ha urlato dal palco costruito a due passi dalla scuola De Nicola, la “sua” scuola, quella a cui, insieme ai campetti, saranno destinati i 230 mila euro raccolti dal concerto evento che ha celebrato il disco di diamante per il suo album del 2019 “Persona” (500 mila copie vendute tra dischi fisici, download e streaming). I residenti del quartiere hanno avuto la precedenza sui 7400 biglietti disponibili, esauriti in poche ore, a conferma di un legame che non si è mai spezzato, nemmeno dopo la conquista del trono del rap italiano. Il King è tornato nella sua Barona. E lo ha fatto con una grande festa popolare a ritmo di rap. Sul palco il live è iniziato alle 16.30 con il dj set di Chef P e dj 2P, poi i Bandits Crew/Bandits Dance Studio e R1Mka, Elylaba, xMikeyi, Yas Laba, Y.E.B., Mimmoflow ed Abby 6ix e, a seguire, Rame. Con Marracash gli ospiti a sorpresa Sferaebbasta e Elodie. Le famiglie affacciate alle finestre, lo striscione “Marra uno di noi”: il block party come atto di appartenenza e come segno che è possibile deviare dalla linea del mercato con gli spazi di comunità, il concetto di restituzione e di cura, diventando un modello di vera trasformazione urbana e sociale, ma soprattutto umana. Ce lo ha insegnato un quartiere spesso sull’occhio del ciclone della microcriminalità. Un mondo complesso di condomini misti, unità private e popolari, multietniche con abitanti che provengono da tanti Paesi diversi e convivono con le loro religioni differenti. «Sono più emozionato oggi di quando ho fatto San Siro», dice Marra. E Ba-Ba- Barona oggi diventa realmente città, con la sua gente e i suoi orti, le sue strade aperte e i suoi spazi di comunità. Non un’arena, non un palazzetto, ma via Enrico De Nicola, via De Pretis cuore simbolico di una storia che oggi si apre in un gesto che ha il gusto del riscatto, un ritorno alle radici nella forma più autentica della cultura hip hop: la celebrazione di strada, collettiva, inclusiva, mentre a poche fermate di metropolitana, in una piazza Duomo mezza vuota, vanno in scena i Patriots, ma Milano, Medaglia d’oro della Resistenza, lo sa molto bene che il problema oggi è l’espulsione di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese non i residenti stranieri.
Tra palazzi popolari, balconi in festa e memoria di quartiere, il concerto di Marracash diventa un gesto di restituzione concreta e un modello opposto alla riqualificazione piegata alla rendita




