Otto ukulele, un basso acustico e la voce psichedelica di Steve Sperguenzie. Il Sinfonico Honolulu è pronto. E lancia il singolo “Fra cent’anni” pubblicandone il video in anteprima su Left.

Facciamola breve. Le parole chiave sono tre: ukulele, Livorno e spensieratezza. Il Sinfonico Honolulu è la prima orchestra di ukulele in Italia. Al centro del suono c’è quella sorta di “piccola chitarra” che trasuda note hawaiiane, nata dalle mani di esperti liutai portoghesi, immigrati alle Hawaii per lavorare nei campi di canna da zucchero. Il cordofono della famiglia delle chitarre, in genere a quattro corde, è l’adattamento del cavaquinho strumento tuttora fondamentale nella musica popolare brasiliana (ma non nella bossa nova). Piccolo ma con un grande storia. George Harrison compose “Something” proprio su un ukulele e la leggenda narra che la “piccola chitarra” sia stata il primo strumento acquistato sia da Syd Barrett che da Joe Strummer. Per non parlare del gran ritorno di questi anni. Un titolo per tutti è Ukelele songs, album solista di Eddie Vedder, cantante dei Pearl Jam.

copertina SIngle def

La Sinfonica Honolulu è composta da Steve Sperguenzie (al secolo Luca Vinciguerra), Daniele Catalucci bassista dei Virginiana Miller, Luca Carotenuto, Filippo Cevenini, Francesco Damiani, Giovanni Guarneri, Luca Guidi, Gianluca Milanese, Giorgio Mannucci. E Matteo Scarpettini alle percussioni

E lo troviamo pure tra le mani di Marylin in A qualcuno piace caldo, di Ollio e di Mia Farrow sul finale scritto e voluto da Woody Allen per La rosa purpurea del Cairo. Dall’Oceano Pacifico al porto di Livorno. Il brano – che anticipa l’uscita dell’album di inediti prevista per ottobre 2015 – è una rivisatazione di “Fra cent’anni” del grande Piero Ciampi, livornese come loro. Nel 1962 Piero Litaliano (così Ciampi incideva i suoi dischi in quel periodo) scrive e incide,  insieme a Gian Franco Reverberi, un pezzo che non ebbe all’epoca successo né di pubblico né di critica. E che oggi l’orchestra decide di omaggiare. Cosa avrebbe detto Piero Ciampi di un tale spensierato arrangiamento? Non è dato saperlo. La sua poetica è quasi irriconoscibile immersa tra le note di un frizzante ska tropicale. E di suggestioni sixties è pieno anche il video: un piccolo televisore, carta da parati e cravattini neri beat. Ascoltare (e guardare) per credere.

Piaciuto? Bene, potete risentire “Tra cent’anni” qui

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