L’economia di stampo keynesiano mai come adesso sarebbe necessaria per produrre un po’ di crescita ed eliminare le diseguaglianze crescenti. Di fronte alla politica europea fatta di lacrime e sangue, come dimostra l’accanimento nei confronti della Grecia, Left racconta un altro tipo di economia che punta su piena occupazione e stabilità dei prezzi e che non si preoccupa del rapporto tra deficit e Pil. È la cosiddetta Mmt (Modern money theory) che si rifa a Keynes e che viene spiegata su Left da Giacomo Bracci. Ma perché la politica non la pratica? La conclusione è sconfortante: con la piena occupazione verrebbe meno il “controllo” delle imprese sui lavoratori. Eppure, dopo la crisi del ’29, il pensiero economico di Keynes coniugato con quello lungimirante del presidente Franklin Delano Roosvelt riuscì a far ripartire gli Stati Uniti. Guido Iodice – uno degli autori del Keynes blog – racconta la grande guerra contro la disoccupazione realizzata con il New Deal. Opere pubbliche, messa in sicurezza del territorio, e anche salari minimi e pensioni pubbliche, tutte soluzioni che via via vengono suggerite anche dai nostri economisti ma che naturalmente non vengono prese in considerazione. Di necessità di investimenti pubblici e di maggiori tutele e welfare per far ripartire l’economia parla anche James Galbraith consigliere del presidente Obama e collega e amico dell’ex ministro della finanze greco Varoufakis in una intervista esclusiva a Stefano Santachiara. Sul fatto che le teorie keynesiane siano ignorate, Galbraith ha la risposta: «Nella maggior parte dei casi, i mezzi di comunicazione mainstream riflettono gli interessi finanziari dei loro proprietari».

In Società, un’intervista a 360 gradi alla deputata M5s Giulia Sarti, impegnata sul fronte della giustizia e dell’Antimafia, fotografa il movimento in questo preciso momento storico, tra «l’esempio della Grecia» e la richiesta di Emiliano che vuole i 5 stelle in giunta. E ancora: il vento indipendentista al Nord, un’inchiesta sul turismo sessuale e le ultime strategie di lotta del mondo della scuola.

Negli Esteri, Nadia Urbinati analizza il progetto di Europa portato avanti dai tedeschi, definito “un club privé”. E poi Left racconta ancora la Grecia “dal vivo”, con reportage e articoli da Atene: le voci dei cittadini sempre più poveri, il racconto dall’ospedale Nikea, la solidarietà dal basso. Il no del popolo greco che mette in gioco l’identità dell’Europa assume un profondo significato nel pensiero contemporaneo: lo spiega in Cultura lo psichiatra Gianfranco De Simone che parla della necessità di superare la razionalità del logos occidentale e del comunismo per una nuova identità della sinistra. E ancora: Majakovskij “suicidato” dal regime nell’ultimo libro di Serena Vitale, il nuovo rinascimento della Città della scienza di Bagnoli e un’intervista al giovane cantautore Antonio Dimartino.

 

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