È una boccata d’aria fresca Sara Loreni, sarà per questo che ha deciso di intitolare l’album del suo debutto: Mentha. In uscita il 14 settembre per Maciste dischi, l’album viene anticipato dal singolo “Dovresti alzare il volume”, oggi in anteprima su Left. Sara ha 30 anni, tanta voce e i dei compagni inseparabili: loop station, kaossilator e batterie elettroniche. Una voce sintetizzata che non vuol dire necessariamente non vera, precisa la vocal performer, ma che permette  «di creare effetti “alieni” attraverso cose naturali». Sara Loreni è sempre alla ricerca, perché, ci spiega, «per me i dischi sono come dei figli, li concepisci e poi percorrono la loro strada. Che tu non puoi controllare».

Il video di “Dovresti alzare il volume” in anteprima su Left
Una sbadata Sara si aggira per le vie di una Parma surreale, inciampando su innumerevoli traversie. L’Odissea è un tempo che corre all’incontrario,
in un piccolo e coloratissimo film muto diretto da Stefano Poletti, già incontrato per Baustelle, Tricarico e non solo.

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 Tre domande a Sara Loreni

«Raccoglierai quello che semini», diceva Lou Reed. E tu perché vuoi seminare la Mentha?

Semino la menta perché è molto simbolico nella ricerca di freschezza e leggerezza. Come dice Calvino? «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». Non è semplice mantenere questo ma è il mio intento che spero si percepisca. Perciò abbiamo deciso in fase di registrazione di lasciare talvolta la voce pulita e altre volte di creare degli effetti. Sembra una voce processata ed effettata, ma è frutto di piccoli escamotage che creano questo effetto quasi di rendere la voce un po’ aliena. Ma è molto semplice anche questo.

Il tuo compagno è la loop station, ammettilo.

Sì! (ride). Quasi sempre campiono solo la voce perché mi ha permesso di ritrovare delle soluzioni molto interessanti per lavorare da sola, autonomamente. Posso creare una sorta di orchestra di voci, da sola. All’inizio del progetto mi son messa a giocare nella mia cameretta, poi ho incontrata dei fantastici compagni che mi hanno aiutato a svoluppare questo lavoro. Sembra una piccola astronave perché si presenta come qualcosa di distante, ma di fatto si lavora con la voce.

Un immaginario di gioco che in genere appartiene ai “maschietti” e poco alle “femminucce”…

Ma che in me ha radici molto profonde. Da piccola con le bambole non ci ho mai giocato, giocavo con i trenini di mio fratello, mi affascinavano le cose meccaniche. Un po’ ne ero spaventata, perché studiavo e partivo da un percorso legato dal canto, però avevo questa fascinazione fortissima di quel modo di concepire la musica.

 

Il disco
Nelle dieci tracce di Mentha, a tenere il tempo alla voce di Sara troviamo sintetizzatori, samples e strumenti tradizionali. Gli effetti sonori danno forma a un disco ricercato, ma dall’impatto leggerissimo. La produzione artistica è firmata da Martino Cuman (Non voglio che Clara), da menzionare le collaborazioni di Stefano Amato (Brunori SAS), Diego Dal Bon (Jennifer Gentle), Marcello Batelli (Non voglio che Clara e Teatro degli Orrori) e Massimo Manticò (Superwanted).

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