Dalle colonne del Corriere della sera del 28 settembre arriva un interrogativo: il sindacato sta morendo? Una domanda che in molti, e da molto tempo, si pongono. La firma è del giornalista Dario Di Vico, esperto di sindacato che ci spiega che l’organizzazione di tutela dei lavoratori sta per essere spazzata via, svuotata nel suo ruolo più importante – quello delle trattative ai tavoli – da un welfare aziendale sempre più organizzato ed efficiente. Che le cosiddette relazioni industriali stiano mutando non è un mistero, ma siamo certi che siano i sindacati di categoria e aziendali il naturale e auspicabile successore? Certo quel sindacato che abbiamo conosciuto fin qui – il corpo intermedio che rappresenta il lavoro – non è più sufficiente. Però, il sindacato confederale ha finora svolto non solo un decisivo ruolo di trattativa, ma ha anche avuto una visione di interesse generale del lavoro e dei lavoratori. Di tutti i lavoratori. Quella “corporativa” sarebbe indubbiamente una riduzione, se non una retrocessione, degli organi di rappresentanza. In altre parole, un viottolo che rischia di portarci dritti dritti alla legge del più forte. Se è quindi vero che le giovani generazioni di precari, figlie della crisi dei diritti e delle politiche di austerità, non sono mai state rappresentate, questo non cancella l’esistenza del resto, del mondo del lavoro tradizionale che ancora c’è. Ma, anzi, fornisce una ragione di più per ritenere che sia arrivato il momento di trasformare il sindacato, affinché torni a rappresentare i lavoratori. Tutti.

Spostiamo lo sguardo fuori dai confini nazionali, senza nemmeno andare troppo lontano, e scopriamo che all’interno dell’Unione si fa stringente la necessità di rinvigorire il ruolo sindacale a livello europeo. Proprio in questi giorni – dal 29 settembre al 2 ottobre – l’eurosindacato va a congresso per eleggere un segretario italiano e darsi nuove strategie di contrasto alle politiche di austerità. Con lo slogan “Mobilitazione solidale per i lavori di qualità, diritti dei lavoratori e una società equa in Europa”, Parigi ospiterà il 13esimo congresso della Confederazione europea dei sindacati (Ces). Maison de Mutualité sarà popolata dai rappresentanti di 90 organizzazioni sindacali di 39 Paesi europei e 10 federazioni sindacali di settore: i 600 delegati eleggeranno i nuovi organismi, a partire dal segretario generale l’italiano Luca Visentini, unico candidato in lizza. Sarà lui a succedere alla francese Bernadette Ségol, lo ha deciso lo scorso marzo l’esecutivo riunito a Bruxelles. Visentini non è nuovo al sindacalismo europeo, 46 anni, dirigente della Uil, è già componente della segreteria della Ces. Chi c’è dall’altra parte della barricata? L’interlocutore principale dell’eurosindacato sono la Commissione europea e le grandi multinazionali. E i sindacalisti di tutta Europa, durante il loro congresso, chiederanno loro un piano straordinario di investimenti per la crescita e l’occupazione e il coinvolgimento nelle scelte del semestre europeo. In un’Europa priva di un quadro dei diritti di chi lavora, urge definire un meccanismo salariale minimo di livello europeo, che contrasti il dumping sociale e punti a eliminare le differenze di trattamento.

Come l’Unione europea può affrontare il flusso continuo e imprevedibile di rifugiati che chiedono asilo in Europa? Come convincere la Banca centrale europea a promuovere la piena occupazione e la crescita sostenibile? Come rivendicare una nuova direttiva europea sui redditi minimi che sia comune a tutti gli Stati membri? Come ottenere una fiscalità più equa, tra cui una tassa del 25% minimo per le imprese in tutta l’Unione? Come mettere fine agli abusi che riducono i salari e le condizioni di lavoro all’interno del mercato unico? Come organizzare l’opposizione ad accordi commerciali internazionali che concedono speciali privilegi agli investitori stranieri, indeboliscono i servizi pubblici o non rispettano i diritti dei lavoratori, vedi Ttip? E, infine, come ottenere una nuova legge europea che richiede una rappresentanza dei lavoratori nei consigli di amministrazione delle aziende europee?

Tutto questo si chiederanno i sindacati d’Europa a Parigi in questi giorni, anche quelli italiani. Perciò no, il sindacato non è affatto morto.

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