Va bene, il nostro lo stiamo usurando, consumando, smembrando, e quindi impariamo a conservarlo un pochino, questo mondo? Mannossignori, non diciamo sciocchezze: pensiamo a cercarne un altro e varcare i confini dell’Universo, piuttosto.

E dunque, dopo la filosofia sull’amore che attraverserebbe dimensioni e universi di Interstellar, solo l’ultimo di una lunga filmografia fantascientifica, ci prepariamo “seriamente”: vita in un altro pianeta? Quasi quasi… magari prima o poi i nipoti dei nipoti dei nostri nipoti potranno davvero scegliere, come si trattasse di una quartiere della città, in quale pianeta abitare «si, preferisco Plutone, più silenzioso», oppure «Giove, decisamente più centrale anche se un po’ trafficato», o: «Preferisco le zone calde, Mercurio ha degli appartamentini vista sole meravigliosi».

Ciò detto, oggi ci s’interroga sul nostro vicino, Marte.

Sul pianeta rosso si è scoperto che c’è l’acqua, fronte primaria, assieme all’ossigeno, di vita per noi bipedi. Ruscelli che compaiono zampillanti nella stagione calda, corsi d’acqua liquida e salina strierebbero il terreno.

Eppure, eppure, ci sono ben sette motivi stando al Time, per cui la vita sul quarto pianeta del nostro sistema solare sarebbe ardua.

1) Le radiazioni. Un problemino non proprio secondario, in effetti. E sarebbero di due tipi: quelle derivanti dalle particelle solari e quelle dei raggi cosmici. Entrambi «means truble», significano guai: solo il viaggio, di 180 giorni, verso Marte esporrebbe un uomo a radiazioni pari a 15 volte la soglia di guardia dai lavoratori delle centrali nucleari. A cui si aggiungerebbero quelle del viaggio di ritorno e naturalmente la “dose” da permanenza (500 giorni).

2) La temperatura. La media sul pianeta rosso si aggirerebbe attorno ai -63°C. In effetti un po’ troppi anche per chi ama l’inverno. Le temperature marziane possono raggiungere in estate anche i 30°C, ma: con la luna piena e all’equatore. Quindi non diciamo che non è il caso di farci affidamento.

3) L’atmosfera. Un altro dettaglio: quella sulla terra sarebbe a malapena 100 volte più densa di quella del nostro vicino. Senza contare ciò che le compongono rispettivamente: scordatevi ossigeno o azoto. Sul pianeta rosso l’atmosfera è decisamente velenosa: il 96% è diossido di carbonio.

4) La gravità. Su Marte, la gravità sarebbe al 38% rispetto alla terra. Peccato che il nostro organismo sia costruito e “messo a punto” per vivere al 100% di gravità, senza la quale l’intero sistema – cardiovascolare, scheletrico e muscolare – si sgretolerebbe.

5) I microbi. È questa la ragione principale per cui potremmo non gradire l’ospitalità (involontariamente) offerta dal pianeta: i batteri spaziali. Uno dei principali motivi per cui andremmo a posare il nostro piedone con relativa impronta, su Marte, è quello di scoprire se ci siano forme di vita alternative. Ma cosa succederebbe se scoprissimo che per noi sono letali? L’allarme era talmente preoccupante, che all’equipaggio dell’Apollo erano stati imposti 21 giorni di quarantena dopo ciascun allunaggio per disfarsi di eventuali “germi spaziali”

6) Le infrastrutture. Nei piani di esplorazione, sarebbe compresa l’idea di costruire “serre spaziali” nelle quali coltivare vegetazione. Solo un dettaglio: l’umidità sarebbe talmente fuori controllo, e le piante sprigionerebbero talmente tanto ossigeno, che le esplosioni sarebbero all’ordine del giorno. Niente giardinaggio dunque, e certo non un Paese per vegani. Non solo: non si fanno i conti con il possibile danneggiamento dell’attrezzatura, senza la quale i coloni marziani (secondo stime del Mit), morirebbero 68 giorni dopo l’arrivo.

7) Lo stato mentale. Il senso di isolamento e contemporaneamente di affollamento dovuto a un viaggio di 8 mesi sola andata, e la solitudine scaturita da orizzonti infiniti nei quali la terra è solo una delle tante stelle nel cielo, metterebbero a dura prova la nostra tenuta mentale. Che arriverebbe già decisamente danneggiata dalla nostra era…

Un’ultima curiosità. L’annuncio del rinvenimento idrico è arrivato con tempismo perfetto da parte della Nasa, che ha reso nota la scoperta giusto giusto in contemporanea con l’uscita del nuovo film di Ridley Scott, The Martian (del cui copione la Nasa ha scritto quasi 50 pagine). Il povero astronauta Matt Damon però, sul “suo” Marte, non potrà usufruire del progresso, perché la Nasa non aveva ancora scoperto o avvertito il regista del ritrovamento. E dunque, dell’acqua, sul Marte di Scott, non v’è traccia. Eppure in un video pubblicato su twitter il “marziano” Demon sembra aver preso più che bene l’annuncio:

 

@Giuppsi

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