Qualche anno fa uscì un film The Kids Are All Right, tra le protagoniste c’era anche Julienne Moore. Al di là della trama e delle vicende narrate, la pellicola colpì molto l’opinione pubblica perché al centro c’era una famiglia composta una coppia lesbica. Le due donne in particolare erano madri di due ragazzi concepiti tramite inseminazione artificiale. Era il 2010 e il titolo in maniera provocatoria specificava appunto “i ragazzi stanno bene”. Ma com’è la realtà fuori dalle sale cinematografiche? E nelle aule del Parlamento italiano dove il ddl Cirinnà per le Unioni Civili approderà solo l’anno prossimo? 
Per raccontarvelo meglio, partiamo da lontano. Da oltre oceano, dagli Usa, dove ormai, dopo la sentenza della Corte Suprema, le coppie omosessuali sono ufficialmente riconosciute in tutti gli Stati. Anche negli Stati Uniti per anni giudici, accademici, esperti e attivisti si sono chiesti e continuano a chiedersi in che modo i bambini siano influenzati dal matrimonio gay. Quanto si sentano non accettati e in difetto nei confronti di una società eterosessuale.
La fotografa newyorkese Gabriela Herman ha pensato che fosse arrivato il momento di chiedere direttamente ai ragazzi e ha realizzato un foto reportage intervistando decide di giovani cresciuti da coppie omosessuali. La ragione che l’ha spinta a scegliere questa strada è più semplice di quello che si potrebbe immaginare: la madre di Gabriela infatti è omosessuale e questo era per la fotografa il modo migliore per raccontare la sua storia e soprattutto mettere a confronto la sua esperienza con quella degli altri, senza pretendere che il suo punto di vista particolare dovesse essere quello di qualunque figlio di una coppia o di un genitore gay.
«Ho passato gli ultimi 4 anni a fotografare e intervistare ragazzi che avevano uno o due genitori LGBT» ha spiegato la Herman. «Le loro storie personali sono molto varie. Alcuni sono stati adottati, altri sono stati concepiti tramite inseminazione artificiale. Molti altri sono figli di gentitori divorziati. Sono ragazzi cresciuti nelle zone urbane come nelle campagne del Midwest o in altri posti sparsi per la mappa del Paese. Molti di loro si sono destreggiati in giochi di prestigio fra il silenzio e la solitudine per la necessità di difendere le loro famiglie al parco giochi, in chiesa o ai ritrovi alla fine del campi estivi».


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Hope, vive a New York, ha due padri gay.

Per esempio c’è Hope, che ha due padri gay ed è cresciuta a New York. Hope è stata adottata quando aveva solo 4 mesi da uno dei suoi padri che all’epoca dell’adozione era già apertamente dichiarato. Questo perché all’epoca l’adozione non era permessa alle coppie omosessuali e quindi il mio secondo padre ha potuto regolarizzare la sua posizione solo in seguito. «Sapevo che esistevano altre tipologie di famiglie – racconta Hope – perché vedevo le famiglie dei miei amici e quelle dei miei zii e delle mie ziee e sapevo che le persone avevano qualcosa che chiamavano madre che io non necessariamente avevo, ma non mi sentivo come una minoranza e non ricordo di aver mai sofferto per questa cosa. Credo che i miei genitori abbiano fatto un lavoro fantastico, che mi abbiano aiutata a crescere e ad essere una donna forte. Per quanto riguarda quella domanda, quella su da dove sia arrivata, chi sia mia madre, a volte ci rifletto, mi interrogo altre invece sembra che in termini di importanza questa cosa scompaia».

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La storia di Lauren invece è diversa, figlia di una coppia eterosessuale divorziata viene a sapere solo dopo qualche anno dalla rottura dei genitori che suo padre ha in realtà scoperto di essere omosessuale e ha intrapreso una relazione.

 

Lauren, cresciuta nel Missuri da sua madre e suo padre che fece coming out quando lei aveva 7 anni

 

«Il fatto che i miei fossero divorziati, – specifica Lauren – non mi ha fatto più di tanto focalizzare sul pensiero che mio padre fosse gay. Ora penso che è stato bello per mio figlio poter crescere con ben due nonni e non percepire in alcun modo la differenza. Mio padre e il suo compagno, per mio figlio, sono nonni l’uno tanto quanto l’altro».

 

Zach è cresciuto Iowa non con due padri, ma con due mamme. E una sorella. Per lui la parola giusta per descrivere la sua famiglia non sia LGBT, ma semplicemente “famiglia”. Aron invece è cresciuto in California, fino a quando aveva 7 anni è stato cresciuto dalle sue due madri, poi, quando tra le due è finita e la sua madre biologica si è risposata con un uomo, si è trasferito a vivere con lei. «Sapevo che la mia famiglia era differente dalle altre, ma non lo trovavo strano. Eravamo solo un diverso tipo di famiglia. Tutto qui».

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Zach, cresciuto da due mamme pensa che il termine giusto per descrivere la sua famiglia sia semplicemente “famiglia”

Elizabeth, cresciuta in una coppia eterosessuale, ha partecipato in prima persona al coming out del padre. «Ricorso che mi disse:” per me è venuto il momento di essere a mio agio con la mia identità” – racconta Elizabeth – allora io gli chiesi: “sei gay?” e lui mi rispose “Beh ancora non ho fatto nessuna esperienza per esserne certo”. Credo che le parole successive che gli dissi siano state: “Papà, sono abbastanza sicura che tu sia gay”».

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Elizabeth, il padre fece coming out quando lei frequentava il college. È stata cresciuta a Boston dalla madre e dal padre.

Significativa è anche l’esperienza di Allison. Cresciuta fra il Vermont e il Connetticut dalla madre e dalla sua compagna, Allison, oggi quasi trentenne, racconta con emozione di quando, dopo essersi trasferita da uno Stato all’altro e aver cominciato un’altra scuola, scoprì che all’interno del nuovo istituto esisteva addirittura un’associazione a favore dei diritti dei gay dove militivano anche persone eterosessuali, pronte a lottare per la parità di diritti della comunità LGBT.

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Un fatto che sarebbe piuttosto strano in Italia, se si considera non solo il non riconoscimento dei matrimoni o delle unioni civili, ma anche il fatto che negli ultimi mesi proprio il mondo della scuola viene messo a ferro e fuoco dai detrattori di una presunta teoria gender che predicherebbe la confusione sessuale fra i bambini a colpi di libri pericolosi e perversi come “Piccolo blu e piccolo giallo”.

 

Aron cresciuto in California dalle sue due mamme fino ai 7 anni. Poi con la madre e il suo nuovo compagno.

 

E solo di due giorni fa la notizia, al limite dell’incredibile, per cui, secondo il cardinale della Guinea, Monsignor Sarah, il gender sarebbe più pericoloso si Isis. Ora andateglielo a spiegare voi al cardinale che Sarah potrebbe essere inteso come un nome femminile. Insomma, ironia a parte, il Bel Paese sembra ancora fermo ai primordi della civiltà per quanto riguarda i diritti delle coppie omosessuali. E se il ddl Cirinnà da un lato sta causando una forte rottura nei soliti Giovanardi vari dell’ala destra che supporta il governo Renzi, creando non pochi problemi allo stesso Alfano – impegnato in giochi acrobatici per indignarsi, ma non rompere troppo con il Premier – è pur vero che, dall’altro, siamo ancora ben lontani dall’ottenere matrimoni egalitari che prevedano anche la possibilità di adottare.

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Annie è cresciuta in Ohio con sua madre e suo padre. Il padre ha effettuato la transizione da uomo a donna quando lei aveva 4 anni. «Non ho ricordi di papà come uomo. È stato come crescere con due mamme. Quando sono cresciuta ho solo avuto un po’ di difficoltà nel sapere come spiegarlo alle persone.

Al momento infatti il ddl Cirinnà ( che non arriverà in discussione al Senato prima del prossimo mese) prevede solo la Stepchild Adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner. Un primo passo – fortemente osteggiato negli ultimi giorni da Ncd – che servirebbe più che altro a regolarizzare una situazione di fatto già esistente e che coinvolge numerosi nuclei famigliari. In Italia ci sono infatti più di 100 mila figli di coppie omosessuali. Il dato è aggiornato al 2014 e si suppone sia orientato a crescere, così come l’urgenza di trovare una soluzione legislativa adeguata per, ahimè, inseguire una realtà che già di fatto sussiste. Insomma nel panorama italiano attuale ci sarebbe chi è pronto a giurare che le vite di Gabriela, Zach, Hope, Allison e gli altri sono pura fantascienza.
Come d’altronde devono esserlo anche questa mappa interattiva realizzata dal Guardian, dove l’Italia in fatto di diritti sembra essere molto arretrata.

 

INFOGRAFICA

La mappa è stata realizzata dal Guardian e può essere consultata nella sua versione completa e interattiva qui

 

 @GioGolightly

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