Federmeccanica e sindacati duellano sul futuro dei metalmeccanici. Le imprese vogliono più libertà e decidere i contratti azienda per azienda. E offrire servizi al posto degli aumenti in busta paga. Ma a che prezzo?

Per il contratto dei metalmeccanici è giunto il momento del rinnovo. Anzi, del “rinnovamento”. Cgil, Cisl e Uil hanno accettato la sfida di Federmeccanica con un documento unitario, cosa rara di questi tempi. D’altra parte, è ormai diffusa la consapevolezza che non si possa andare avanti con declaratorie delle categorie e delle mansioni ferme al 1973. Il prossimo confronto è fissato per il 28 gennaio. L’obiettivo dei sindacati è mantenere la struttura del contratto nazionale (che tutela l’85% dei lavoratori), stabilire regole più chiare e avere la garanzia di poter effettivamente partecipare alle scelte delle singole aziende.

Davanti, però, si trovano il battipista di Federmeccanica che, anch’essa, ha preparato un documento, proponendo una concezione nuova e diversa delle relazioni industriali. In estrema sintesi, l’organizzazione delle imprese meccaniche vuole che il Contratto resti solo per fissare il minimo salariale sindacale e per concertare alcuni strumenti di garanzia formativa e assistenziale. Tutto il resto si contratti azienda per azienda, tenendo conto dei margini, se ci sono, di concessioni salariali e stringendo la cinghia per evitare che l’azienda soffra.

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