In questi giorni mi è tornato in mente lo slogan della campagna elettorale del Pd di cui era segretario Bersani, l’Italia giusta. Ci si voleva forse riferire ad un concetto di giustizia che fosse uguale per tutti, come è scritto nelle aule dei tribunali. Ci si riferiva probabilmente alle vicende giudiziarie di Berlusconi e ad un concetto di recuperare equità e moralità della politica. Voleva fare la differenza rispetto ad una destra che veniva proposta come ingiusta. Ricordo però che qualcosa che non mi tornava in questo slogan. Era molto debole perché in verità tutti pensiamo di fare la cosa giusta, anche chi non vota a sinistra.
Non aveva nessuna possibilità di convincere a votare per il Pd chi era incerto. Non c’era in questo slogan qualcosa che facesse vedere la differenza del Pd dagli altri partiti.
È raro pensare di fare qualcosa sapendo di sbagliare. Sarebbe tipico del delinquente, anche se si può pensare che ci sia sempre un motivo anche per il delinquente nel fare ciò che fa.
Ed è infatti fondamentale per la giustizia stabilire il movente di un’azione per comprendere pienamente se si è commesso un crimine. Ma il giusto o sbagliato non necessariamente fa riferimento alla giustizia. Questo accade quando appunto si viola la legge che, razionalmente, serve per regolare l’equilibrio tra la libertà personale e l’uguaglianza dei cittadini nel rapporto degli uni con gli altri.
D’altra parte, tutti abbiamo un senso spontaneo di ciò che è giusto o sbagliato e l’azione violenta sugli altri è cosa rara. Non è certo la minaccia della sanzione penale definita dalla legge che impedisce la violenza dell’uno sull’altro. La legge stabilisce regole che si fondano su principi. Sono principi appunto, qualcosa da cui si inizia, qualcosa di fondante e che quindi fare riferimento a ciò che è giusto per l’essere umano. Qualcosa che quindi dovrebbe essere spontaneamente di tutti. Già qui si può notare una contraddizione tra una legge che prescrive basandosi su principi che quindi non sarebbero naturalmente umani se c’è bisogno di prescrizione. Il “non uccidere” non è qualcosa che è necessario prescrivere. La legge in realtà prescrive il “non uccidere” definendo una pena considerando l’omicidio come qualcosa di eccezionale, di non naturale. Non esiste un articolo che dice “non uccidere”.
Ma l’idea di cosa sia giusto e cosa no può cambiare, specialmente in ambito politico.
È giusto uccidere due persone che hanno tentato una rapina? Ovvero è sufficiente che una persona rubi o tenti di rubare per stabilire che essa possa essere uccisa senza capire niente della sua vicenda umana? È giusto che lo Stato definisca che ci sono casi in cui è legale uccidere qualcuno? A quali principi farebbe riferimento? E in che modo definisce la politica di chi sostiene la legalizzazione dell’omicidio? Che tipo di società immaginano le persone che sostengono questa impostazione sociale?
Cosa pensano che sia un essere umano? Pensano che esista qualcosa che accomuna tutti per cui non è mai pensabile di uccidere qualcuno oppure pensano che alcune persone siano meno importanti degli altri per cui è possibile eliminarli senza pensarci?
Quello che ci viene detto, in particolare dalla destra, è che è l’obbligo e la punizione a regolare la società. Punizione che è prevista dalla legge, divina o umana che sia, e che sarebbe ciò che ci impedirebbe di sopraffare il prossimo. Perché il nostro pensiero razionale ci farebbe ritenere che non ci conviene la violenza verso l’altro.
Questo ragionamento è ciò che porta a pensare che aumentare le pene, irrigidire le sanzioni, estendere a minorenni l’imputabilità, rendere sempre legittima la difesa anche dopo che è finito un pericolo sia ciò che porterebbe ad aggiustare ciò che non funziona, ad eliminare la violenza.
Questo è un pensiero profondamente stupido che ha come base un pensiero non espresso di ciò che sarebbe l’essere umano: originariamente perverso e naturalmente violento.
È giusto quindi “farsi giustizia” da sé, come il gioielliere Roggero? Difficile credergli quando dice che era in preda ad un’emotività che non gli faceva pensare a quello che faceva.
È evidente dalle immagini e da ciò che ha sostenuto egli stesso pubblicamente che è stato un omicidio a freddo. Dopo aver ucciso i due rapinatori e recuperato la refurtiva è tornato tranquillo in negozio come fosse la cosa più normale aver ammazzato due persone. E la cosa più agghiacciante è l’affermazione di qualche giorno fa in cui dice che spera che la sua famiglia abbia tutto ciò che le serve per vivere bene. Nessun pensiero per gli uccisi. Così come nessun pensiero per gli uccisi da parte di tanti politici e commentatori, perché è giusto che siano morti. Se la sono cercata, viene detto.
A me questa vicenda ha ricordato il film La zona di interesse in cui vengono narrate le vicende di una famiglia modello, in cui tutto è “perfetto”. Tranne che per il fatto che il signor Höss è il comandante del campo di sterminio di Auschwitz e il suo lavoro è quello di uccidere persone.
Capisco che il confronto può apparire estremo ma io credo che la logica sottostante sia la stessa. Una persona per bene, che ha sempre lavorato per la sua famiglia, non ha mai infranto la legge, un cittadino modello e dall’altra parte delle persone “non umane” che vengono uccise perché è giusto così.
Si dice “volere che sia fatta giustizia” per auspicare una riparazione per chi ha subito violenza e una sanzione per chi l’ha cagionata. Ed è forse questo pensiero quello che ha ispirato lo slogan di Bersani, quello di pensare che ci siano ingiustizie che vanno fermate. Ma la giustizia e il concetto di cosa è giusto può mutare nel tempo, è determinata da leggi scritte da persone. Io credo che parlare di giustizia nel senso di “giusto” dovremmo invece riferirci ad una parola diversa che fa riferimento a qualcosa di più personale e profondo: l’onestà.
Perché mentre si può pensare sempre di essere nel giusto nel fare una certa cosa, anche nell’uccidere qualcuno, l’onestà no, quella non si può ingannare. Il disonesto lo sa benissimo quando sta facendo qualcosa che danneggia gli altri. C’è un’idea di onestà e di pulizia nel rapporto con gli altri che non si può ingannare. L’onestà è quella del medico e dello scienziato che vedono e riconoscono la realtà per quella che è, senza negazioni e bugie.
L’onestà è riconoscere quando si sbaglia, non dire il falso per ottenere un vantaggio personale, pensare l’altro come essere umano come noi. L’onestà è avere rapporto con la realtà umana cercando sempre la verità senza chiudere gli occhi.
Il mondo che oggi viviamo è pieno di ingiustizie che vengono spacciate per essere cose giuste. L’onestà è quella di vederle e denunciarle per quelle che sono. Dobbiamo vedere chiaramente la totale disonestà di chi nega la realtà, la mistifica e ne inventa un’altra mai esistita.
La destra in questo è maestra nel mistificare la realtà. Viviamo una realtà di politica costruita sulle fake news. La disonestà regna incontrastata. Dal punto di vista di chi fa questa politica è tutto “giusto”: serve per ottenere il potere, per sconfiggere la terribile e cattivissima e potentissima sinistra. Allora io propongo alla sinistra di usare questo nuovo slogan, più semplice e penso più efficace. L’Italia onesta.
In apertura, foto di Claudio Schwarz su Unsplash




