Niente maggioranza assoluta per il socialista Sanchez. Ancora due mesi per cercare alleanze o si andrà alle urne a fine giugno

Altro che alleanza. In Spagna è scontro tra socialisti e Podemos. Questa mattina, 2 marzo, il leader del Psoe Pedro Sanchez si è presentato davanti al Parlamento spagnolo con il suo programma di governo. Dopo aver raggiunto l’accordo con la destra populista di Ciudadanos, Sánchez non può più contare sul sostegno di Podemos. «L’accordo fra Sanchez e Rivera non è compatibile con noi», ha subito avvertito Podemos, per bocca di Inigo Errejon, perché Sanchez «ha frustrato una opportunità storica per milioni di spagnoli». Podemos voterà contro questo governo basato su un’intesa (quella tra Psoe e Ciudadanos), che prevede una riforma costituzionale “express”: non sarà necessario interrompere la legislatura come invece avverrebbe per emendamenti più fondamentali o di carattere generale.

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Pablo Iglesias saluta a pugno chiuso i suoi colleghi di Podemos, alla fine del suo intervento

Pallottoliere alla mano: il Psoe e Ciudadanos hanno 90 e 40 deputati su 350 seggi, perciò la loro somma è ancora lontana dalla maggioranza (176 seggi). Servirebbe Podemos (65 seggi) che però ha escluso il sostegno a Sanchez dopo l’accordo con Ciudadanos. Il Pp di Rajoy? Ha 123 deputati, e voteranno tutti contro.

È botta e risposta tra Sanchez e Iglesias. Il socialista Pedro Sanchez attacca Podemos: «Se vota No insieme al signor Rajoy, si sarà convertito in ciò che diceva di voler cambiare». E nei tre minuti di Podemos, Iglesias risponde: «A lei è stato proibito di governare con noi» e interrotto da una voce tra i banchi dei socialisti, quella del deputato Felipe González, Iglesias gli risponde: «Ti arrabbi perché dico la verità?». Ma il Parlamento spagnolo ormai è una corrida. E Iglesias non riesce nemmeno a terminare il suo discorso, perché le urla interrompono il suo intervento.
Mentre Albert Rivera difende, dai banchi di Ciudadanos, il suo patto con i socialisti – «C’è un piano contro la povertà e un piano di riforma per gli autonomi in questo accordo con il Psoe» – e poi “la butta in economia” e dice a Iglesias: «Abbiamo pensato che un economista della London School of Economics (Garicano, ndr) è meglio di Juan Carlos Monedero». E il Pp gongola con Mariano Rajoy, che attacca Sanchez: «Le cose non si fanno così. Questa è una frode, non c’è un programma. Lei non ha interesse per la Spagna».

 

Pedro Sanchez, durante l'intervento di Mariano Rajoy
Pedro Sanchez, durante l’intervento di Mariano Rajoy

E adesso? Dopo le repliche in aula di questa mattina, è previsto il voto in tarda serata. Senza maggioranza assoluta Sanchez dovrà cercare una maggioranza semplice (per la quale basterebbe l’astensione di Podemos) a partire dalla seconda votazione (sabato 5 marzo). E se entro il 3 maggio nessun esecutivo otterrà la fiducia si procederà allo scioglimento delle Cortes e a nuove elezioni politiche. Che potrebbero tenersi in una data successiva al 26 giugno.

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