Un matematico, un cantante rock e un pianista con la passione del punk. Gli Anudo, tre ragazzi della provincia di Cuneo, hanno dato alle stampe Zeen, il loro primo album

Gli Anudo fanno elettronica, uno fra i generi musicali più in voga del momento, ma se gli chiedi a cosa si ispirano e quali sono stati i loro punti di riferimento musicali ti parlano di Stravinskij e di Stockhausen.
E in effetti tutto torna quando si va a sbirciare nelle vite parallele ma convergenti di questi tre ragazzi piemontesi: Daniele Sciolla, è laureato in Matematica, ha studiato flauto traverso e composizione al conservatorio ed è appassionato di fisica acustica, Federico Chiapello è un cantante rubato al rock, e Giacomo Oro è un pianista classico dall’animo punk. Per gli Anudo, nati come band solo nel 2014, il 2016 è un anno importante perché ad aprile hanno dato alle stampe Zeen, loro disco d’esordio, e adesso sono (felicemente) in tour nel Belpaese immersi in un viaggio da Sud a Nord. Un viaggio “un po’ al contrario” per loro che sono della provincia di Cuneo. Chi li ha ascoltati, e se ne intende, assicura che sono the next big thing della musica elettronica made in Italy. E in effetti il disco suona bene, è omogeneo, equilibrato, scivola sotto pelle fin dal primo ascolto. Abbiamo fatto due chiacchiere con Daniele Sciolla, per cercare di capire meglio chi sono questi tre ragazzi che promettono scintille e ottima musica.

Quanto possiamo essere fieri dell’elettronica made in Italy?
Berlino e Londra ospitano sicuramente un maggior numero di artisti, ma spesso ci si dimentica che anche in Italia c’è un sacco di roba buona e non da poco! Per esempio Berio e Pratella, uno dei padri della musica futurista, sono dei compositori che hanno importato l’elettronica nella classica, veri e propri pionieri. E poi c’è l’elettronica dance, quella di Giorgio Morder, tanto per fare un nome, uno dei musicisti più innovativi e delle voci più influenti in questo settore. Oggi abbiamo tanti artisti italiani che, in Italia e all’estero, riscuotono un buon successo. Insomma, siamo molto meno in ritardo di quanto si creda.

Noi italiani siamo bravi insomma…
Sì, abbiamo sicuramente dei limiti, ma ci sono anche grandi potenzialità. Dobbiamo sfruttarle bene.
Torino è la città italiana che sembra aver intuito di più queste potenzialità.
Sicuramente a Torino la musica elettronica è molto apprezzata, ma non meno di altre città come Milano, Roma, Napoli o Palermo. Torino spicca di più perché c’è il Club to Club conosciuto in tutto il mondo. Ma ti assicuro che questo genere, da Nord a Sud, sta prendendo sempre più piede, c’è una bella spinta nel nostro Paese per la musica underground ed elettronica.

Parliamo di Zeen. Perché questo nome?
Abbiamo registrato l’album a Londra e incontrato tanta gente che diceva “Zeen”, una parola che noi potremmo tradurre con “figata!”. Poi Zeen è anche il soprannome del nostro manager, quindi, alla fine, in qualche modo, è diventato il suono che abbiamo più ascoltato perciò abbiao deciso di chiamare così l’album.

Questo articolo continua sul numero 23 di Left in edicola dal 4 giugno

 

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