Il bullo s’è incattivito. Succede sempre così quando si sente odore di sangue in giro e s’ha di fronte una platea ammaestrata più a far sì con la testa che a curare la cottura delle salamelle. Le feste dell’Unità (mica più d’intenti, ora di interessi) ormai sono il mantello del sovrano e ogni occasione è buona per un’iperbole di menzogne. E tutti a dire sì come i pupazzetti che regalano con le schede punti dei ristoranti cinesi. Allora conviene puntualizzare, forse. Conviene.

Dice Renzi: “Lo dico ai tanti che trovano qualcosa che non va, a chi dalla mattina alla sera si lamenta: fuori dal Pd non c’è una sinistra migliore, la rivoluzione del proletariato, fuori dal Pd e da questo Pd c’è l’Afd in Germania, la Le Pen in Francia, Farage in Inghilterra e in Italia il qualunquismo e la demagogia in camicia verde.”

Allora è utile fermarsi un secondo. Primo: ormai inserire nella stessa frase sinistra e PD è un’analisi politica a livello della capra che sopra la panca campa ma, al di là di questo, non s’è mai visto un becchino dare lezioni di guarigione. La sinistra “fuori dal PD” è quell’ossessione che sta in tutti gli sms, i bisbigli e i sussurrii dei caporali renziani: la sinistra fuori dal PD sono le madri che forse avete visto salutare i propri figli in stazione mentre fingevano gratitudine per una cattedra ottenuta dall’altra parte del Paese; la sinistra fuori dal PD sono i disoccupati troppo anziani, troppo improduttivi, troppo poco specializzati nell’esser servi o troppo poco moderni per credere nella svendita dei diritti; la sinistra fuori dal PD sono gli avanzi (uomini, con le loro famiglie) che in nome di una delocalizzazione cercano le parole per raccontarlo in tavola alla famiglia, trovare un senso al sentirsi finiti; la sinistra fuori dal PD sono i giovani che scoprono il merito della prossimità alle persone giuste piuttosto che ai talenti; la sinistra fuori dal PD sono coloro che sgomitano per trovare l’occasione di raccontare le regole e di descrivere le loro opportunità piuttosto che dipingerle come intralci; la sinistra fuori dal PD sono le persone che si innamorano dei diritti degli altri oltre che la feroce difesa dei propri; la sinistra fuori dal PD sono gli stanchi dei proclami, dei polsini a posto, delle luci studiate e delle frasi da motivatore bullo; la sinistra fuori dal PD sono i fregati dalle banche, Etruria in testa, che non avrebbero mai pensato di elemosinare i soldi, i propri; la sinistra fuori dal PD è un pezzo consistente del Paese. Quello che a Renzi e renzini pesa perché poco interessato a monoteismi politici di passaggio.

Dice Renzi: “”Noi non raccontano storielle e non viviamo nella realtà virtuale, noi la trasparenza la scriviamo nella nuova costituzione”.

E la trasparenza della (loro) nuova Costituzione è un accrocchio di politichese artefatto, insulso e illeggibile. Non ha mentito. Qui. No.

“E’ finito il tempo – va avanti il premier – in cui in Europa facevano i sorrisini sull’Italia, bisogna portarci i nostri valori, bisogna provarci, bisogna faticare, questo è ciò che abbiamo bisogno di fare come Pd e questo è ciò che ci differenzia dagli altri: a fischiare e mandare a quel paese sono bravi tutti, ma a prendersi le responsabilità siamo noi”. 

Quell’Europa che ha sfilato nel suo happy hour paramilitare a Ventotene che citava in bella mostra il manifesto di Spinelli. E non hanno nemmeno sparecchiato la portaerei che intanto Hollande, tornato in patria, s’è messo a costruire muri. Chissà Spinelli quanti calci nel culo, se fosse vivo.

Dice Renzi: “Non ironizzate su Berlusconi e D’alema, quando ci sono amore e affetto ci deve essere rispetto. Non fate battute”. 

E lo dice quello che galleggia con una maggioranza puntellata dagli avanzi del berlusconismo. Serve aggiungere altro?

Buon venerdì.

(ps va bene tutto: la Raggi, Roma, Di Maio e la Muraro. Ma questi che l’hanno resa latrina e ora vorrebbero essere i moralizzatori, questi no. Basta. Davvero. Un po’ di misura. Di senso di opportunità. Su.)

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