Piattforme digitali e guinzagli di cani, biciclette, app, giornalisti precari e autisti mal pagati. Infine facchini pagati con voucher. La gig economy sta diventando una parte fondante del mercato del lavoro e dell’economia occidentale. Per fare due esempi di colossi sulla bocca di tutti, il giro di affari planetario di Uber e Air BnB è di 1,5 miliardi di dollari.
In Europa e negli Usa i lavoratori indipendenti coinvolti da questo mercato del lavoro sono 162 i milioni. In Italia sono tra i 100 e i 500mila. Secondo le categorie elaborate da McKinsey Global Institute, il 30% sono free agents: scelgono il lavoro indipendente da cui deriva il loro reddito primario. Il 40% sono casual earners, e cercano un reddito supplementare. I reluctants, che invece preferirebbero un posto di lavoro tradizionale, sono il 14%. Il 16% sono financially strapped, che a corto di soldi, lavorano per necessità. IN alcuni casi i free riders sono professionisti del digitale dotati di conoscenze qualificate che consentono loro di contrattare tempi di consegna e paghe. IN altri si tratta di giovani che ancora non vogliono essere bloccati in un orario e in tempi di vita fissi. Il 30% del totale, però, quasi 50 milioni di persone, sono lavoratori finiti dentro quel meccanismo perché non ne trovano un altro. Oppure, come nel caso dei cosiddetti casual earners, sono in parte persone che fanno più ore per arrotondare.

 

A rendere possibile il boom di questo mercato è stato, in parte, lo sviluppo di piattaforme tecnologiche che consentono di comprare e offrire servizi e/o di app che offrono servizi. Come ad esempio Foodora, la app che consente di ordinare un pasto e vederselo recapitato a casa da fattorini in bici o scooter. Su Left in edicola parliamo di gig economy con un reportage di Filippo Poltronieri sul mondo Foodora e con un’analisi di Martino Galliolo, che ha sentito esperti e analizzato rapporti e dati della nuova economia.

In Italia, che già conosceva forme di precariato diffuse, l’economia on demand è in rapida crescita. Galliolo ha anche chiesto al ministero del Lavoro come intenda muoversi. Questa la risposta per bocca Donato Montibello, responsabile tecnico del Ministero del Lavoro: «In un contesto di Industria 4.0, nel quale il lavoro è investito da cambiamenti repentini e continui legati alla digitalizzazione ed all’automazione in molti settori, la nostra intenzione è di lavorare ad un modello che punti ad assicurare a tutti i lavoratori tutele dignitose anche sul piano della sicurezza della prestazione lavorativa e del welfare. In particolare, per quanto riguarda l’on demand economy e la sharing economy, dobbiamo lavorare perché si affermi una responsabilità etica delle piattaforme on line, sulla scorta di un principio recentemente introdotto in Francia».

Su Left in edicola:

Io, fattorino a pedali pagato a cottimo via app, Due settimane in bici per le strade di Roma a consegnare cibo a domicilio con la app di Foodora di Filippo Poltronieri

I nuovi miserabili del lavoro on demand, Il lavoro come merce da vendere e comprare, attraverso le piattaforme online. Tanti individui “imprenditori indipendenti” che in realtà sono schiavi, nella totale assenza di diritti. Ecco come nelle università si studia il fenomeno della gig economy di Martino Galliolo

 

Di gig economy parliamo nel numero di Left in edicola

 

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