Dietro gli abiti scuri in cui è spesso avvolto ci sono un sorriso sempre pronto e la grazia di chi ama e apprezza la vita. Paolo Benvegnù continua a contemplare sé e il mondo che lo circonda, all’instancabile ricerca dello sconosciuto che sa di avere in sé. Il risultato è l’ennesimo album raffinato, a cui ci ha ormai abituati. Un distillato di mille ricerche perse tra chiavi armoniche e parole appropriate, con quel tanto di elettronica che solleva dalla sedia, ma senza mai cascare nel facile sofismo. Del suo ultimo lavoro, H3+, parla come di un disco di fantascienza. In uscita il 3 marzo per Woodworm label, il disco completa la trilogia – «un viaggio a tre tappe all’interno dell’anima» – iniziata con Hermann (2011) ed Earth Hotel (2014).

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Sono cresciuta con i dischi degli Scisma, ma colgo il tuo famoso invito/rimprovero a non essere “necrofili”, a guardare avanti… Che c’è avanti?
(ride) Ultimamente ascolto tanta musica italiana, perché credo che mai come in questo momento ci siano cose interessanti. È un buon momento per l’Italia anche se la musica è percepita, come tutte le altre cose, come un prodotto. Uno va al supermercato e prende i formaggi della Kraft, non è che va dietro l’angolo dove magari c’è uno che fa un formaggio buonissimo. È così, io magari sono un fruitore un po’ più esperto e so dove andare a trovare le cose meravigliose.

Poi, Benvegnù ci ha anche detto: «Mai come in questo momento c’è grande ricchezza in Italia nel mondo della musica». Gli abbiamo chiesto qualche consiglio per l’ascolto. Ed ecco pronta una playlist

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