Il fascismo è una radice sempre viva, alimentata dalle emozioni che serpeggiano nel popolo democratico: quelle della paura, del risentimento, della disillusione. Paura di vedere eroso il proprio benessere (già incerto per i numerosi tagli alla spesa pubblica che hanno colpito i comuni per primi); risentimento per il diverso e chi non è in grado di fermarlo; disillusione per la mancanza di potere che i cittadini avvertono. Oggi tutto questo genera fascismo, un fascismo interno alla democrazia. I fascisti di CasaPound (che hanno interrotto il consiglio comunale di Milano) e i loro vicini di bottega, i leghisti di Matteo Salvini, hanno un obiettivo polemico specifico negli africani rifugiati e immigrati. Non è tanto l’immigrazione il loro nemico, ma una specifica immigrazione, quella che ha un colore nero o bruno. La razza, parola che ci riporta agli anni ’20 e ’30 del Novecento, è la linfa dell’ideologia fascista; oggi con più facilità di ieri, poiché la razza, l’altra razza per eccellenza, è già qui. Se i colonizzatori andavano a conquistare l’Africa e riconfermavano la loro anima razzista, oggi è l’Africa a venire nei Paesi degli ex-colonizzatori. E questa volta, contrariamente ad allora, è molto probabile che il razzismo colpisca tutti, anche i non fascisti dichiarati o votanti, tutti uniti nella paura dell’“invasione”. L’ideologia fascista questa volta rischia di permeare il corpo politico alla radice. È questo che deve far preoccupare tutti noi, cittadini e rappresentati delle istituzioni, politici e giornalisti. Una prova di quanto dico viene proprio dalle regioni rosse, in particolare l’Emilia Romagna, il modello di governo democratico progressista, fondato su valori inclusivi e di eguaglianza. A guardare i dati delle ultime elezioni amministrative vi è di che essere preoccupati. Due fenomeni si sono registrati, che vanno sempre più a braccetto: l’astensionismo e il voto di destra. Anzi, la sterzata a destra….

L’articolo di Nadia Urbinati prosegue su Left in edicola


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