«Si dice che tutti i problemi che l’uomo pone su se stesso siano riconducibili a quest’unica domanda: non ho contribuito, attraverso i miei atti o le mie omissioni, a una svalutazione della realtà umana? Domanda che potrebbe essere così riformulata: ho reclamato, ho preteso, in ogni circostanza, l’uomo che è in me?», così scriveva Franz Fanon ne La sindrome nordafricana, oggi in Scritti politici.

In quel testo del 1952 lo psichiatra e saggista sottolineava che «la teoria dell’inumanità rischia di trovare proprio qui le leggi e i corollari di cui ha bisogno». E aggiungeva: «Tutti questi uomini affamati, che hanno freddo, tutti questi uomini che hanno paura, tutti questi uomini che ci fanno paura che frantumano il prezioso smeraldo dei nostri sogni, che disturbano il fragile contorno dei nostri sorrisi, tutti questi uomini che ci stanno di fronte, che non ci fanno domande ma ai quali noi ne poniamo di ben strane. Chi sono questi uomini? Io me lo chiedo e ve lo chiedo. Chi sono queste creature affamate di umanità che si aggrappano alle frontiere impalpabili (ma che io so per esperienza terribilmente concrete) e di un riconoscimento integrale?». È questa la domanda cruciale. Chi sono e che fine faranno quelle centinaia di persone che stiamo già ricacciando indietro, “grazie” al pugno duro del Codice Minniti, “grazie” a un’avventuristica missione in Libia. Amnesty international e altre organizzazioni per i diritti umani denunciano le condizioni disumane di reclusione in Libia dei migranti. Sono già più di 250mila, di cui almeno 50mila tra donne e bambini.

È di sinistra una politica che gioca sulla contrapposizione fra “casa loro” e “casa nostra”? Sappiamo, dal secolo scorso, quanto sia pericolosa l’esaltazione della Heimat, casa, suolo natio. Assistiamo a un’inquietante mutazione culturale nel Pd che gareggia con le destre quanto a razzismo e xenofobia. Lo abbiamo rilevato quando il governatore Pd del Friuli ha detto: «Lo stupro è più odioso se commesso da un profugo»; lo abbiamo ripetuto quando una esponente della segreteria Pd ha parlato di «razza italiana» da perpetuare, e quando la sindaca Pd di Codigoro ha tassato chi accoglie rifugiati e il sindaco Pd di Ventimiglia ha proibito acqua, riposo e qualsiasi altro aiuto ai migranti sul suo territorio. Potremmo continuare a lungo citando articoli di Repubblica che accusano alcune Ong di «estremismo umanitario» e di giocare a guardie e ladri con la guardia costiera, per una presa di posizione ideologica. È ideologia, come sostiene il senatore Pd Esposito, cercare di impedire che persone anneghino? Intanto l’Italia governata dal Pd in 5 anni ha raddoppiato i costi dei super-caccia F35. E il Belpaese vende armi all’Arabia Saudita che bombarda lo Yemen.

Se nel 2011 fu il governo Berlusconi, sollecitato dall’allora presidente Napolitano, a lanciare la campagna di Libia, ora è il governo Gentiloni, con l’appoggio del Pd e di Mdp. Così l’Italia va alla guerra in Libia sostenendo Fayez al Serraj contro Haftar. Va alla guerra, in barba all’art.11 della Costituzione, avendo come target migranti inermi e le Ong che si rifiutano di accogliere agenti armati a bordo delle loro navi (in nome di principi di indipendenza, imparzialità, neutralità internazionalmente riconosciuti).

Left sta dalla parte dei migranti, sta dalla parte di Medici senza frontiere e delle altre Ong accusate ingiustamente. Stupisce – per usare un eufemismo – che non tutti a sinistra siano d’accordo su questo punto. È inaccettabile lasciar morire delle persone.
Come scriveva Fanon in quel toccante passo del 1952, la nostra identità profonda di esseri umani ci rende immediatamente evidente che non c’è altra scelta da fare. Oggi sono più che mai fondamentali per la sinistra la Teoria della nascita e gli scritti di Massimo Fagioli: «È razzismo, dissi, dire che l’identità umana è la realtà biologica, perché poi viene pensato e detto che la pelle nera o gialla è di un essere umano inferiore destinato ad essere schiavo. La verità è l’uguaglianza della nascita in tutti gli esseri umani». Così scriveva nel 2014 su Left in un articolo dal titolo emblematico Ricreare o creare l’identità a sinistra.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto dal numero di Left in edicola


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