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Le immagini del violento sgombero del 24 agosto scorso hanno fatto il giro del mondo, ma per i rifugiati eritrei che vivevano nello stabile occupato di via Curtatone non c’è pace: dal 19 agosto continuano infatti a dormire per strada.

Oggi alle 12 si è tenuto il tavolo di discussione in Prefettura insieme ai rappresentati di Regione e Comune durante il quale si sarebbe dovuta trovare una soluzione per gli sgomberati. Purtroppo però l’esito è stato negativo: nessuna soluzione per i rifugiati di piazza Indipendenza, a cui vengono proposti solo un numero esiguo di posti in centri di accoglienza per donne incinta e bambini. «La posizione del Comune è molto chiara, noi sul tema dell’emergenza abitativa dobbiamo dare priorità a chi sta aspettando una casa da decenni», ha dichiarato la sindaca di Roma Virginia Raggi. Dura la contestazione delle donne eritree ed etiopi presenti al Campidoglio, e dei movimenti per l’abitare, che hanno ribadito: «il Comune sta rifiutando i soldi già stanziati, esiste già una delibera regionale per questa emergenza».

Dopo la manifestazione di sabato 26 agosto, in cui migliaia di persone hanno sfilato per le strada di Roma protestando pacificamente contro le violenze di piazza Indipendenza, i rifugiati di via Curtatone hanno formato un presidio in piazza Venezia. In accordo con la Prefettura il presidio era stato autorizzato fino a lunedì 28, ma i rifugiati hanno continuato a dormire sotto l’Altare della patria ad oltranza in segno di protesta, contro un Comune ed uno Stato che butta in strada 800 rifugiati politici senza offrire una valida sistemazione alternativa, che eviti di separare le famiglie, e dia un tetto non solo ai bambini e alle donne, ma anche agli uomini.

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