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Spesso qui a Left ci chiediamo come possiamo raccontare quello che vorremmo dire. È difficile. Non perché non siamo in grado di scrivere. Quello pensiamo di saperlo fare. Nemmeno perché non siamo in grado di approfondire i temi che vogliamo affrontare. No. Il problema il più delle volte dipende dal tempo e dallo spazio. Il tempo perché non ne abbiamo abbastanza per sviluppare come vorremmo i temi che ci interessano. E di conseguenza (ma è anche la causa) lo spazio che è sempre poco per quello che andrebbe detto e approfondito.
Tre settimane fa abbiamo fatto una copertina sull’ateismo. La verità è che abbiamo fatto un’affermazione in fondo errata. Ma l’abbiamo fatta lo stesso perché sarebbe stato complicato spiegare quello che intendevamo, se detta in altro modo.

In effetti, non si nasce atei. Ma non è nemmeno vero che lo si diventa da grandi, ragionando.
Quello che è vero è che si nasce con un’alienazione che non ha niente di patologico: è una realtà fisiologica del neonato.

Ciò dipende dalla dinamica della nascita, teorizzata da Massimo Fagioli in Istinto di morte e conoscenza.
Il neonato ha rapporto con l’altro essere umano e non ha rapporto con il mondo non umano perché lo ha annullato. L’annullamento del mondo, conseguenza e realtà della reazione allo stimolo luminoso che colpisce la retina, è simultaneamente fantasia di esistenza di un altro essere umano simile a se stessi con cui avere rapporto. Il primo pensiero dell’essere umano è la certezza di esistenza di un altro essere umano con cui avere rapporto.
La nascita umana quindi, intesa come comparsa del pensiero, comprende questi due aspetti tra di loro opposti ma non contraddittori: la non esistenza del mondo non umano e un pensiero di esistenza di un altro essere umano che va inteso come rapporto con esso.

L’annullamento è verso tutto ciò che non è umano perché il neonato reagisce a una realtà inanimata (la luce) con la pulsione di annullamento. La fantasia di esistenza di un altro essere umano è perché la vitalità, l’essere in vita del neonato, si oppone alla non esistenza e questo è ciò che “crea” una fantasia che è memoria della situazione precedente che era un rapporto fisico avuto (ma non vissuto perché non c’era pensiero) con il liquido amniotico.
Come avremmo potuto concentrare in un titolo un discorso così complesso?

Abbiamo voluto provocare per dire che l’essere umano che nasce e si sviluppa e ha la possibilità di realizzare se stesso, diventerà certamente ateo, intendendo con questo che egli svilupperà una realtà interna di volere il bene degli altri senza aver bisogno di alcun dio. È l’idea che la realtà umana ha la sua massima espressione nel volere la realizzazione dell’altro, nella capacità di amare gli altri che ha ogni essere umano. Questo essere atei non vuole dire quindi pensare l’essere umano solo come realtà materiale.

Massimo Fagioli ha dedicato moltissime pagine del suo lavoro teorico a questa precisazione fondamentale, in particolare in Teoria della nascita e castrazione umana. Il dio dei religiosi non è altro che la pulsione di annullamento creduta onnipotente e fantasticata come realtà esterna all’essere umano. Allora così come non si può dire che il bambino nasce ateo non si può dire che egli nasca credente.

Il bambino nasce con un’alienazione e con un Io. L’alienazione è un non rapporto con la realtà non umana che gli fa vivere un amore infinito per l’altro essere umano. Ogni volta che quell’amore trova la sua realizzazione nella soddisfazione del desiderio, l’essere umano ritrova quell’amore dentro di sé e realizza una realtà umana più completa, meno alienata, più adulta.

Ogni volta che quell’amore è deluso e offeso, l’essere umano pensa che la verità umana sia il buio e il vuoto determinato dalla pulsione di annullamento e che il proprio amore non esista perché fatto sparire dall’annullamento. È difficile ma è affascinante. Il pensiero dell’essere umano compare alla nascita, nel momento in cui la luce colpisce la retina e la biologia del feto reagisce, diventando umana. Compare il bambino.

Non è precedente a essa: sarebbe eredità filogenetica o idee innate. Non è dopo di essa: come se il bambino non avesse una propria identità e capacità di amare fin dall’inizio, come se fosse un animale, un essere non umano. Quello che noi speriamo sempre, ogni volta che esce un nuovo numero di Left, è che il lettore possa trovare in queste pagine una possibilità di pensiero che gli permetta di fare una realizzazione, anche se piccola e sfuggente.
Che si possa accendere una speranza e venga la curiosità di leggere e di sapere di più.

Che non ci si accontenti dei luoghi comuni e del sentito dire che non fanno pensare, per iniziare a guardare e a vedere di più. La sinistra, se vuole esistere, deve distinguersi dalle altre proposte politiche.

Deve essere differente dagli altri movimenti politici. La differenza sostanziale e fondamentale è che la sinistra deve avere come unico grande scopo quello di agevolare e favorire la realizzazione personale di tutti gli esseri umani, iniziando dalle donne e dai bambini. Nessuno deve essere escluso.

Se s’inizierà a pensare e a lavorare in questo modo, la politica che ne deriverà sarà dirompente e rivoluzionaria.
Perché andrà dritta al cuore di tutti e conseguentemente sarà una rivoluzione che sgorgherà dal cuore di tutti per tutti.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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