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«La suora che stava cambiando le medicazioni a un anziano malato sentì una voce arrivare dal profondo del corridoio». È quella di Giovanni, in coma per 33 anni dal funerale di Berlinguer, e che nel 2007 è “risorto”. È questo l’incipit del nuovo romanzo di Walter Veltroni, Quando (Rizzoli). Ci racconta, così, che il Pd è morto. Ci vorrebbe un miracolo, del resto, per rimettere in piedi un partito che è passato del tritacarne Pci-Pds-Ds-Pd. Non lo diciamo noi, ma lo dice Veltroni che è stato il primo segretario nazionale del Partito democratico e che ora lancia un appello per la riunificazione contro l’avanzata di «una destra anni Trenta», come quella che ha condizionato il voto ad Ostia. Tu quoque! Viene da esclamare ricordando che ha sottoscritto la cancellazione dell’antifascismo dallo statuto del Pd. Lo sdoganamento delle destre, purtroppo, è in atto da tempo. E come ricostruisce in questo numero Domenico Cerabona, è largamente imputabile a chi nel Pd ha pensato che l’antifascismo fosse un ferro vecchio e non uno strumento essenziale per l’oggi.

Insieme all’antifascismo il centro-sinistra ha rottamato anche la laicità. Tanto da non riuscire in questa legislatura nemmeno a fare uno straccio di legge sul biotestamento. Perché il Vaticano non vuole. La vita è di Dio, dice il papa, e i malati terminali devono soffrire fino alla fine ( nonostante quelle che il quotidiano il manifesto definisce “parole sante”, la dottrina sul fine vita non cambia!).

Ma la sinistra, anche quella radicale – quella del Brancaccio per intenderci – ha continuato a ripetere che Bergoglio dice cose di sinistra. È di sinistra additare come assassine le donne che decidono di interrompere una gravidanza? È di sinistra mettere a rischio la salute fisica e psichica delle donne sostenendo l’obiezione di coscienza dei medici cattolici? La ginecologa Elisabetta Canitano lo ha detto pubblicamente all’incontro “Disvalore lavoro”: l’ultima assemblea romana in preparazione del Brancaccio 2, appuntamento che poi è stato cancellato dagli stessi organizzatori, Montanari e Falcone. Abbiamo chiesto a Canitano di riprendere il filo del suo discorso su Left approfondendolo sul piano scientifico e argomentandolo più ampiamente, anche come contributo a una auspicata ripresa, speriamo, dell’esperienza avviata da Montanari e Falcone ma su nuove basi che includano anche la laicità come punto cardine. «È una sensazione sgradevole vedere che si usa la Chiesa per la propaganda politica» ha scritto Nadia Urbinati su Facebook commentando a caldo una foto che ritrae la presidente della Camera, Laura Boldrini. «A chi parla una politica che parla da dentro una chiesa cattolica? Può parlare a chi non è cattolico? A chi è “solo” un cittadino?» si domanda la politologa. «Quanta barbarie travestita da perbenismo. Viva Cavour verrebbe da dire!».

Il risultato dall’aver abbandonato a sinistra una sana separazione fra Stato e Chiesa ha prodotto norme crudeli e anti scientifiche come la legge 40, che fu votata trasversalmente da tutti i cattolici in Parlamento. Non ci dimentichiamo poi che esponenti del Pd, come Silvia Costa, si sono lanciati in crociate del tipo «l’embrione è uno di noi», al Parlamento europeo. Solo calpestando i diritti delle donne si può continuare a inneggiare al papa come nuovo leader. Anche per questo (ma non solo, come leggerete) abbiamo deciso di dirlo forte e chiaro in copertina: Non vogliamo l’Uomo della Provvidenza (così fu detto Mussolini da Pio XI). Lo abbiamo detto con un’immagine firmata da Vauro che ben sintetizza la crisi che, purtroppo, la sinistra sta attraversando. L’esperienza del centrosinistra, in particolare, si è dimostrata fallimentare, non lo si evince solo dal risultato delle elezioni in Sicilia. Lo dicono i risultati devastanti prodotti dal decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione, dal Jobs act, dalla Buona scuola, dalla controriforma Franceschini dei beni culturali. E potremmo continuare ancora. «Il Pd è morto, non basta derenzizzarlo», come ha detto giustamente Montanari. Ma perché non ci vada di mezzo anche la nuova sinistra nascente, occorre discutere di programmi, di idee, di contenuti. La ricerca disperata di un leader, di un nome carismatico e apotropaico genera mostri. Basta pensare a quell’imbarazzante MAX uscito dal cilindro di un pubblicitario di grido al quale è stato chiesto di creare il marchio per la nuova formazione nata da Bersani, D’Alema&co. Vogliamo una sinistra vera, non un brand alla Renzusconi. Vogliamo una sinistra che sappia cogliere il senso profondo di parole essenziali come – per cominciare – uguaglianza, libertà, laicità.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola


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