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Una lista e un partito di sinistra. Obiettivi importanti che non si realizzano sacrificando sull’altare di una tornata elettorale la radicalità sui contenuti

Un progetto credibile, solido ed autonomo. Questo dice il documento presentato da Mdp, Possibile e Sinistra Italiana. Come non essere d’accordo nelle intenzioni? Ma non ci siamo nella sostanza. Per come sta nascendo la lista unitaria è condivisibile la riflessione di Besostri e Merisi pubblicata su Left. Una lista unica non basta e il partito unico non può esser costruito se non si parte dai territori e dalle vertenze locali. Entrambe le soluzioni, se praticate come operazioni verticistiche, rischiano di piegarsi su se stesse. I tre partiti non sono sufficienti a recuperare il mondo dell’astensionismo, neppure quello che si è risvegliato per il referendum. E così è giusto l’appello programmatico, ma carente di tanti temi, forse troppi. Soprattutto perché ci sono forti differenze tra quello che accade ogni giorno sui territori e la politica che si vorrebbe portare in Parlamento. Bisogna rompere col passato ed io sono d’accordo con Besostri e Merisi, con forza e senza tentennamenti.

Qualsiasi futuro soggetto passa indissolubilmente dal successo di una lista elettorale, che ad oggi, pare più finalizzata a garantire il posto a chi già c’è, senza dare rappresentanza ad una parte del Paese che non si rispecchia in nessuno. Sia chiara una cosa però, che non è possibile mirare alla ricostruzione del centrosinistra, con o senza trattino. E nemmeno che sia contemplata un’interlocuzione o una possibile alleanza con il Pd sui territori.

La mia autosospensione dagli incarichi in Sinistra Italiana e dell’intero gruppo consiliare comunale a Firenze, voleva essere un segnale, un tentativo di far accendere un allarme a chi sta costruendo l’appuntamento del 3 dicembre, sfruttando ambiguità e sorvolando sulla realtà. Pensate un po’ a come stanno le cose nel Comune di Firenze o in Regione Toscana, dove i posizionamenti rispetto al Pd e al governo sono opposti tra i soggetti che vogliono dare vita alla lista unitaria di sinistra. Una situazione difficile e già vista, proprio quando c’era quel centrosinistra di cui parlavamo prima.

Pensiamo davvero che il popolo che non vota più o che vorrebbe avere una alternativa di sinistra, credibile, solida ed autonoma, possa essere interessato ad una lista il cui collante più forte è l’antipatia per il leader Renzi? Non abbiamo imparato niente dall’antiberlusconismo?

Quello di cui abbiamo davvero bisogno è una lista e un partito unico di sinistra. Questo non significa sacrificare, sull’altare di una tornata elettorale, la radicalità sui contenuti o ad essere l’alternativa di sinistra ai governi delle destre, del Pd e del M5S. E tutto questo lo sostengo perché abbiamo allontanato ed escluso i singoli e quelle collettività presenti intorno a noi, come chi ha seguito con entusiasmo il percorso del Brancaccio, o chi ha fatto battaglie comuni con Rifondazione Comunista o L’Altra Europa, fino ai tanti gruppi, associazioni o comitati che abbiamo incrociato durante il referendum di un anno fa, dai comitati per la difesa della Costituzione a coloro che si sono riuniti la scorsa settimana a Roma su iniziativa di Je so’ pazzo. E tutto quello a cui stiamo rinunciando pur di stare insieme.

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