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Che la salute possa essere un business credo che lo sappiano tutti, almeno i più disillusi. Lo sappiamo anche noi italiani che per la salute pubblica spendiamo cifre da capogiro. Forse perché ci sono troppi sprechi, soldi che si perdono in mille torrenti inutili, decisioni politiche che servono alle poltrone ma non alla salute del cittadino. Ecco, probabilmente, casi di corruzione e furti a parte, uno dei problemi più seri della medicina è il coinvolgimento nelle decisioni della politica. Quando si deve decidere quali politiche sanitarie adottare, spesso non sono solo gli addetti ai lavori a farlo, ci sono di mezzo commissioni, pareri, norme e comitati, quasi sempre politici. Molte decisioni sono prese solo per “utilità” politica. Se questo accade in una nazione democratica figuriamoci cosa possa accadere quando c’è un regime.

I nazisti, per esempio, desideravano ardentemente una medicina “ariana”, di loro invenzione e puntarono tutto sull’omeopatia. Peccato che non funzionava e, nonostante gli sforzi, i gerarchi furono costretti a rinunciare a qualsiasi pretesa. Una cosa simile avviene in Cina. Per il governo cinese perdere le proprie tradizioni a favore di quelle occidentali che rappresentano un costo enorme è una sorta di sconfitta. Era già successo con l’agopuntura ai tempi di Mao che voleva diffonderla in tutto il mondo. Una falsa anestesia da agopuntura e la complicità di un reporter americano fecero il resto, si gridò al miracolo e quella strana “medicina” cinese diventò famosa anche da noi. Ancora oggi in Cina la popolazione preferisce la medicina basata sul metodo scientifico, quella occidentale, cosa che non fa piacere al governo di Pechino che ha iniziato da qualche anno un’operazione di “rilancio” della medicina tradizionale cinese (Mtc) un’operazione che riguarda tutto il mondo.

Il limite della Mtc è che di studi sulla reale efficacia di queste sostanze ce ne sono pochi e quindi…

L’articolo di Salvo Di Grazia prosegue su Left in edicola


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